A cura di: Redazione
Fonte: Radio Punto Nuovo
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport”,
è intervenuto Paolo Specchia, allenatore. «Il Napoli ha ancora un obiettivo chiaro davanti: blindare
il secondo posto. Mancano pochi punti e bisogna fare il proprio dovere fino
alla fine. Con Antonio Conte non credo possa mai venire meno l’impegno o la
mentalità del risultato, quindi da questo punto di vista il Napoli deve
continuare a spingere. È vero che nelle ultime settimane si è vista una squadra
meno brillante dal punto di vista offensivo. Quando gli avversari si chiudono
con tanti uomini dietro la linea della palla, il Napoli fa più fatica a trovare
profondità e fluidità. Contro squadre molto chiuse diventa tutto più
complicato. Però attenzione: non condivido l’idea che il Napoli abbia smesso di
provarci, nemmeno a Como. Nel finale di quella partita il Napoli ha cercato la
vittoria, ha avuto anche occasioni importanti. Poi è chiaro che negli ultimi
minuti, se non riesci a vincerla, diventa fondamentale non perderla. Questo non
è un atteggiamento rinunciatario: è cultura del risultato. E Conte, sotto
questo aspetto, è uno degli allenatori migliori che ci siano. Oggi tanti parlano di bel gioco, ma il calcio resta fatto
di equilibrio. Io amo le squadre che giocano bene, però bisogna anche saper
leggere i momenti della partita. Se mancano pochi minuti e il rischio di
perderla è alto, allora va preservato il risultato. Questa è saggezza
calcistica, non paura. Sul futuro di Conte credo che tutto dipenderà dal
confronto con De Laurentiis. La sensazione è che il presidente voglia mantenere
alta la competitività ma allo stesso tempo tenere sotto controllo i costi.
Conte invece è uno che chiede garanzie tecniche precise e una squadra costruita
per vincere subito. Lì bisognerà capire se le visioni coincideranno ancora. Ci sono tanti giocatori che rientreranno dai prestiti e
non tutti sono profili graditi a Conte. Per questo servirà un confronto molto
chiaro tra società e allenatore. Quando costruisci una squadra devi partire
prima dagli uomini e poi dai calciatori. La qualità tecnica conta, ma contano
altrettanto professionalità, mentalità e atteggiamento. Negli ultimi anni si sono visti tanti errori nel calcio
italiano su questo aspetto: si prende il nome senza valutare davvero il
professionista. Conte invece pretende giocatori affidabili, seri, pronti a
seguire regole molto rigide. Se un calciatore ha un atteggiamento superficiale,
rischia subito di andare fuori dai radar dell’allenatore. Il Napoli dovrà anche fare attenzione all’età media della
rosa. Nel calcio moderno bisogna investire su giocatori sani, giovani ma già
affidabili, che possano rappresentare un patrimonio tecnico ed economico per il
club. Le squadre forti si costruiscono con equilibrio, programmazione e
identità.
E poi una cosa voglio dirla chiaramente: il gioco conta.
Anche Conte, che spesso viene etichettato solo come risultatista, sa benissimo
che senza qualità di gioco non si costruiscono grandi squadre. Il risultato è
fondamentale, ma deve arrivare dentro un progetto tecnico credibile e
organizzato».
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