A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Gianluca Grava, responsabile del settore giovanile del
Napoli, ha raccontato a Sky Sport Insider la scoperta di Antonio Vergara e le
tappe della sua crescita in azzurro. La scoperta di Vergara “È un percorso iniziato nel 2013, nel periodo di Natale. Con Luigi Caffarelli e
mio padre andammo a vedere un torneo Under 11 organizzato dalla scuola calcio
dei fratelli Lodi, a cui partecipava anche il Napoli. Lo notammo subito: era
piccolino, gracile, ma aveva qualità, come tutti i mancini, e una grande forza
nelle gambe. Parlammo con i genitori e, grazie anche alla disponibilità della
scuola calcio, riuscimmo ad accoglierlo nella nostra famiglia”. Il primo impatto e le difficoltà iniziali “Non è stato semplice. Antonio è un ragazzo con grande personalità: del resto,
se non ce l’hai, non puoi pensare di fare una ‘ruleta’ in mezzo ai difensori
del Chelsea. Nei primi anni è stato penalizzato dal fisico minuto, era la metà
degli altri, e spesso gli allenatori preferivano ragazzi più strutturati. Ho
perso il conto delle volte che gli ho detto di avere pazienza e di continuare a
lavorare, perché aveva tutto per emergere”. La responsabilità del settore giovanile “Quando decidiamo di prendere un ragazzo, anzi un bambino, ci assumiamo una
grande responsabilità, prima di tutto morale. Abbiamo il dovere di non illudere
nessuno e di non fare scelte avventate che poi possono ricadere sul ragazzo.
Mandare via un giovane dopo due anni può creare danni incalcolabili nel suo
percorso di crescita”.
Il carattere di Vergara “Con lui non abbiamo mai avuto problemi. Pensate che al momento di firmare il
primo contratto, a 14 anni, si è seduto davanti a me e ha chiesto informazioni
sulla squadra: voleva garanzie sul valore del gruppo, altrimenti non avrebbe
firmato. Questo dice tutto sulla sua personalità”.
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