A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Leonardo Spinazzola si racconta. Il difensore del Napoli ha
rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Canale 21, affrontando diversi
temi: dal rapporto con Antonio Conte agli obiettivi stagionali degli azzurri,
passando per la lotta Champions, la Nazionale e il legame sempre più forte con
la città di Napoli. Il ruolo e la posizione in campo «Il mio ruolo è quello di terzino. Sono tanti anni che faccio questo ruolo e mi trovo meglio
perché ho più campo davanti. Posso scegliere quando partire, gestire le corse e
le giocate. L’esterno alto invece deve restare più fermo. In questa fase della
mia carriera credo sia meglio giocare dietro». Obiettivi stagionali e corsa Champions «Sognare di vincerle tutte è lecito. Il distacco dall’Inter
è importante, quindi il nostro obiettivo principale resta la qualificazione in
Champions League. Poi, se tra qualche partita l’Inter dovesse rallentare, ne
saremmo felici. Ci aspettano partite complicate, come quella contro il Lecce
che lotta per salvarsi. Anche loro avranno grandi motivazioni, ma noi dobbiamo
continuare a puntare alle vittorie». La concorrenza per l’Europa «Roma e Juventus hanno rose molto forti. La Roma però ha
anche gli impegni europei e questo può incidere. Sarà una battaglia fino
all’ultima giornata. Il Como esprime forse il gioco più bello e fluido della Serie A e
può mettere in difficoltà tutti». Il problema degli infortuni «Non avevo mai visto così tanti infortuni in carriera. Mi
era capitato a Perugia di avere molti indisponibili, ma solo per poche
settimane. Quest’anno invece abbiamo perso giocatori importanti per periodi
lunghi. Riavere giocatori come Lukaku, De Bruyne e Anguissa significa tantissimo.
Alzano il livello degli allenamenti e in partita si sente la loro presenza». Il lavoro con Antonio Conte «Mi ha fatto ritrovare una grande forza fisica. Gli
allenamenti sono davvero intensi, non lavoravo così dai tempi di Gasperini. Ma
è cresciuto anche l’aspetto mentale: mi stimola continuamente e pretende sempre
il massimo». VAR e interpretazione dei falli di mano «È impossibile saltare con le braccia attaccate al corpo,
non è naturale. Per me è assurdo punire tocchi di mano a distanza di un
centimetro tra attaccante e difensore. Il regolamento andrebbe rivisto. La responsabilità principale deve restare dell’arbitro in campo. A volte
sembra che sia il VAR ad arbitrare la partita». Il sogno con la Nazionale «Ci aspettano due appuntamenti fondamentali per tutto il
movimento. Dobbiamo vincere e qualificarci ai Mondiali, non importa come:
giocando bene o combattendo». Il rapporto con Napoli «Dal primo giorno ho trovato un rispetto incredibile. Quando
sono in giro con i miei figli le persone aspettano che si allontanino prima di
chiedere una foto. Non succede ovunque ed è una cosa che apprezzo moltissimo. A
Napoli vado ovunque, dal centro ai quartieri. Anche sentire i clacson dalla
finestra per me è vita, mi dà serenità». Il futuro in azzurro «Io lo spero, ma i matrimoni si fanno sempre in due.
Vedremo. Già a 14 anni vivevo con tanti
napoletani a Siena e parlavamo spesso in dialetto. A casa la musica è sempre
accesa e i miei figli cantano continuamente».
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