A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
A Radio Napoli Centrale, nel corso di Sempre Con Te è
intervenuto Cesare Prandelli: "Se ci avrei creduto che l'Italia non
avrebbe centrato il Mondiale nei successivi 12 anni? C'erano già avvisaglie
all'epoca. Vedevamo nei settori giovanili giocatori interessanti, che però non
venivano fatti giocare. Eravamo preoccupati. Roberto Mancini ha deciso in maniera
perentoria che questa è la strada, è una rivoluzione. Abbiamo visto molti
ragazzi interessanti. Abbiamo visto una squadra che ha voglia di stare in
campo, di essere protagonista. C'è grande voglia di fare, di rischiare. Si è
ridato entusiasmo all'ambiente. La cosa più importante è ricominciare dai
giovani. Non abbiamo campioni o grandissimi talenti, ma giovani che possono
fare cose interessanti. Doumbia mi ricorda un po' Verratti? Sì, strano che quel
Verratti non fu preso in Serie A. L'unica richiesta importante arrivava dal
PSG, non ebbe richieste dalla Serie A, me lo disse stesso Marco. Allora vuol
dire che un po' di responsabilità ce l'hanno anche i dirigenti. È cambiato il
trend in Serie A? Forse si, per un solo motivo: se hai giovani interessanti devi
farli crescere perché altrimenti devi andare sul mercato. Ma molti ragazzi
arrivati dall'estero hanno fatto fatica, meglio andare sui nostri giovani. Come
credo che Allegri possa affrontare queste difficoltà? Ho una grande
considerazione di Allegri. La squadra è potenzialmente forte. Deve cercare di
recuperare tutti i giocatori. Una volta fatto, vedremo un Napoli molto più
propositivo. Un riferimento è che De Bruyne in Nazionale ha dimostrato il
campione che è, magari non bisogna ingabbiarlo in un ruolo preciso, ma
lasciarlo libero. Penso che Max possa fare bene con un recupero completo dei
giocatori. La difesa a tre e quel tridente con Neres De Bruyne e Hojlund? Sì,
quel tridente offensivo è molto interessante. Io non sono amante dei sistemi di
gioco. Siamo diventati specialisti dei sistemi di gioco, ma il sistema di gioco
è un richiamo della fase difensiva. Io voglio capire quanti giocatori
attaccano, quanti ne restano dietro e fanno le preventive. Secondo me il calcio
è questo. Il Napoli deve togliersi di dosso questa rigidità e Allegri è la
persona giusta per valorizzare tutti i calciatori. I miei attaccanti hanno
segnato molto? Ho avuto fortuna (ndr). Ho avuto Gilardino, Adriano, Mutu, Toni
e tanti altri o anche Balotelli. Penso che se hai attaccanti con il senso del
gol, il tuo sviluppo è quello di far concludere l'attaccante. A me non piace
quando l'attaccante partecipa, fa gioco. Solo Harry Kane lo fa. Io gli
attaccanti li volevo in area di rigore, io ti do la possibilità di avere 3-4
palle gol e se dopo sei bravo, la butti dentro. Pio Esposito e Hojlund possono
fare questo lavoro? Certo. In questi anni abbiamo cercato con insistenza il
passaggio filtrante, va anche bene. Ma gli attaccanti sognano di avere palla
dagli esterni. E dobbiamo rivedere un po' lo sviluppo offensivo. Se vedo
qualcosa dei miei insegnamenti su Abate e Aquilani? Abate aveva tempi perfetti,
creava superiorità a centrocampo, poi aveva questa capacità di attaccare la
profondità. Con Aquilani abbiamo discusso un po' quando smise, perché gli
chiedevo delle cose e lui non si sentiva pronto. Era un giocatore di
grandissima qualità. Lui mi disse di averlo capito dopo, Alberto è molto
introspettivo, cerca qualità, fa autonanalisi. È molto intrigante il suo
percorso. Io non mi aspetto nulla dai miei ex calciatori, ne ho avuti tanti.
Gilardino era nato per il gol, pensavo che avesse solo quella capacità di
lettura. Ma sta dimostrando di avere grandi letture durante le partite. Ha
grande capacità di trasmettere carattere. Non mi meraviglio più di nulla.
L'importante è trovare l'ambiente giusto. Il rimpianto più grande? La finale
EURO 2012 sì. Quello è stato un grande percorso. Come stato anche il percorso
verso il Mondiale, con la qualificazione a due giornate d'anticipo. Poi al
Mondiale, con quel morso di Suarez, eravamo in dieci. Non siamo stati molto
fortunati, però ci siamo arrivati. Se sono stato vicino al Napoli? Sono stato
vicino al Napoli, De Laurentiis mi chiamò molte volte, ma ero CT della
Nazionale. Avevo un impegno troppo importante, ero rispettoso del mio ruolo. A
malincuore dissi di no. Ci siamo anche visti con De Laurentiis. Ci siamo anche
parlati, però avevo preso un impegno e io li mantengo. Ero rispettoso nei
confronti della federazione".
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