A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Giacomo Calò, dalla gavetta in Serie B al sogno della Serie A con il Frosinone. Il centrocampista giallazzurro si è raccontato in un’intervista a La Repubblica, ripercorrendo alcune tappe decisive della propria carriera e svelando anche curiosità personali. Tra queste, la passione per il cinema e un rituale scaramantico nato ai tempi della Juve Stabia: «Adoro il cinema e mi porta anche fortuna. La chiamata della Juve Stabia arrivò proprio mentre ero in sala. Era il direttore sportivo Ciro Polito: “vieni a giocare con noi”. Lasciai il film a metà». Calò ha poi commentato con ironia il soprannome Il Pittore: «Di arte non capisco molto, ma il soprannome “Il Pittore” mi piace». Anche gli errori del passato, secondo il centrocampista, hanno contribuito a portarlo dove si trova oggi: «Ho fatto degli errori, ma non li cambierei. Senza non sarei qui, in Serie A, con la maglia del Frosinone. Questa è una città speciale». Il legame con il territorio è ormai forte: «Io sono un ciociaro acquisito e ne vado fiero. Viviamo benissimo qui». Spazio anche alla curiosa abitudine alimentare che, a suo dire, lo ha accompagnato verso una nuova vena realizzativa: «Quando ero alla Juve Stabia mangiavo semi di zucca prima delle partite. Mi aiutavano a segnare. Non ho più smesso? Dallo scorso anno sono diventato un goleador». Infine, Calò ha ripensato all’esordio in Serie A arrivato a 29 anni, dopo tante stagioni nella categoria cadetta: «Avevo smesso di crederci. Per uno della mia età, che ha giocato sempre in B, non è facile. Nel calcio non esiste la meritocrazia».
|