A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento ai microfoni di Radio Punto
Nuovo, Arturo Di Napoli ha analizzato il momento degli azzurri alla
vigilia della sfida contro il Frosinone. «Napoli-Frosinone? È una partita che può
sembrare facile, ma bisogna guardare anche i numeri del Frosinone, che sta
facendo molto bene e si trova nelle zone alte della classifica. È una squadra
che sta ottenendo risultati importanti e che, per certi aspetti, sta tenendo un
rendimento di alto livello. Per il Napoli sarà una partita difficile, nella
quale ha molto da perdere, ma deve assolutamente conquistare i tre punti. Gli
azzurri devono anche cominciare a dare un senso compiuto al proprio assetto
tattico, perché fino a questo momento, sinceramente, non ho visto una squadra
capace di entusiasmarmi. Højlund? La differenza tra quello che
vediamo con il Napoli e le prestazioni con la Nazionale può dipendere
soprattutto dal collettivo e dal modo in cui una squadra riesce a portare i
propri attaccanti al gol. In nazionale Højlund ha trovato maggiore continuità
realizzativa, ma credo che il suo percorso al Napoli sia comunque positivo. È
un giocatore completo, che non può essere identificato soltanto come un uomo
d’area di rigore: dà un contributo importante anche alla squadra. Il problema è
che, fino a oggi, Allegri non è riuscito a valorizzare pienamente le qualità
dei suoi calciatori. Credo che, all’interno di codici tattici più definiti,
giocatori come Højlund e De Bruyne possano essere agevolati. In questo momento,
invece, il Napoli sembra affidarsi soprattutto alle qualità dei singoli,
piuttosto che alla forza del collettivo. A mio avviso, è questa una delle
differenze principali tra ciò che vediamo in azzurro e le prestazioni offerte
da alcuni giocatori con le rispettive nazionali. La difesa a tre? È una possibilità
concreta, anche perché credo che Allegri non sia soddisfatto dell’andamento
della squadra e che sia quindi alla ricerca di soluzioni. Un allenatore deve
provare a trovare gli equilibri migliori, anche attraverso cambiamenti dettati
dalle assenze. A volte, proprio una modifica tattica può consentire di
valorizzare le caratteristiche dei singoli e dare una svolta alla stagione. La
difesa a tre potrebbe essere una soluzione non soltanto per avvicinare
maggiormente Højlund al resto della squadra, ma anche per trovare un equilibrio
complessivo più efficace. Allegri deve dare al Napoli una marcia diversa e un
cambiamento potrebbe rivelarsi utile, anche soltanto temporaneamente.
L’importante è riuscire a costruire un sistema che permetta ai giocatori di
esprimersi al meglio. Lucca? È un ragazzo che all’Udinese ha
dimostrato di saper trovare la via del gol. A Napoli, però, si è ritrovato in
un contesto completamente diverso, con pressioni e aspettative molto più
elevate. È difficile stabilire dall’esterno se le sue difficoltà siano legate a
una questione caratteriale, all’ambientamento oppure a una collocazione tattica
che non gli consente di esprimersi al meglio. Per dare una spiegazione
definitiva bisognerebbe vivere quotidianamente l’ambiente. Io credo che Lucca
abbia delle qualità, perché i gol in Serie A non si segnano per caso. L’ho
visto diverse volte e, quando era inserito in un contesto di squadra adatto
alle sue caratteristiche, riusciva a rendere. Purtroppo, al Napoli non ha
trovato continuità e finora non è riuscito a incidere. È un attaccante
longilineo che, secondo me, ha bisogno di giocare con regolarità per entrare in
condizione e trovare il ritmo. È un po’ una macchina diesel: una volta che si
mette in moto, può rendere meglio. A Napoli, però, la concorrenza è elevata e
basta sbagliare una partita per rischiare di perdere spazio. In una realtà come
l’Udinese può esserci maggiore possibilità di giocare con continuità, mentre in
una grande squadra le aspettative sono differenti. Bisogna riconoscere che, per
quanto mostrato finora, Lucca non ha inciso come ci si aspettava, ma non credo
che abbia dimenticato come si gioca a calcio o come si fa gol. Le qualità
possono esserci ancora, anche se al momento il suo percorso in azzurro non è
stato positivo. Il peso della maglia del Napoli? È un
fattore che incide molto. È una maglia che pesa per la città, per la passione
dei tifosi e per l’amore viscerale che esiste nei confronti dei colori azzurri.
Pesa anche per la storia che rappresenta e per il fatto che sia stata indossata
da uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Il Napoli è oggi un grande
club e giocare qui significa confrontarsi con aspettative, responsabilità e
pressioni molto diverse rispetto a quelle di altre realtà. Ho visto tanti
calciatori incontrare difficoltà in società nelle quali la pressione era elevata
e riuscire poi a fare molto bene altrove, in contesti nei quali venivano
giudicati in maniera differente. Per essere un campione e giocare in una grande
squadra non bastano le qualità fisiche e tecniche: servono soprattutto quelle
mentali. Bisogna saper gestire le responsabilità e la pressione, perché
cambiano da un club all’altro. Anche questo può aver inciso sulle difficoltà
incontrate da Lucca. Il valore della rosa? Credo che il Napoli
abbia una squadra forte e competitiva, che non può essere considerata una
formazione da nono o decimo posto. Ci sono giocatori di grande livello e, nel
complesso, una rosa che può competere per obiettivi importanti. Il problema è
che deve ancora riuscire a unirsi e a diventare una vera squadra. Il cambio di
allenatore incide inevitabilmente sul rendimento e sul modo di giocare. Finora
la trasformazione non ha prodotto gli effetti che ci si aspettava, ma penso che
il potenziale ci sia. Recuperare elementi importanti come McTominay e,
successivamente, gli altri infortunati potrà aiutare Allegri a trovare nuove
soluzioni e a dare maggiore continuità al lavoro.
Il Frosinone di Alvini? Conosco
Massimiliano, perché abbiamo frequentato insieme il corso allenatori. È una
persona molto preparata, con una grande passione per il calcio e una mentalità
che ha mantenuto anche nei momenti difficili della sua carriera. Credo che oggi
si trovi in un ambiente adatto alle sue idee, con giocatori funzionali al suo
modo di interpretare il gioco. Il Frosinone è una squadra difficile da affrontare,
perché applica un pressing molto alto, cerca rapidamente le giocate in
orizzontale e vuole mantenere il possesso del pallone, indipendentemente dal
fatto che giochi in casa o in trasferta. È una formazione che, in questo
momento, sta bene sia fisicamente sia mentalmente e che può mettere in
difficoltà qualsiasi avversario. Per il Napoli sarà quindi una partita
insidiosa. Gli azzurri hanno certamente le qualità per vincere, ma dovranno
dimostrarlo sul campo, affrontando la gara con la giusta concentrazione e
trovando finalmente quell’equilibrio collettivo che finora è mancato».
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