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VENERDÌ 2 OTTOBRE 2026 - INTERVISTE

NAPOLI, SACCONE SU ANGUISSA: "NON CREDO AL PROBLEMA FISICO LEGATO AL RINNOVO"


"Il calendario fitto va gestito con recupero psicofisico"


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, Corrado Saccone, ex preparatore atletico del Napoli, ha analizzato alcuni aspetti legati alla gestione fisica della squadra azzurra.

«McTominay? In situazioni come questa il lavoro va fatto necessariamente in maniera sinergica con lo staff medico. La relazione tra staff tecnico e staff medico deve essere continua e costante. È un po’ diverso rispetto a una situazione esclusivamente muscolare, nella quale il preparatore, essendo un esperto del settore, può lavorare più autonomamente. In questi casi, dopo un periodo post-operatorio, bisogna avere l’attenzione e anche l’umiltà di ricercare la collaborazione dello staff medico, che sicuramente è più preparato a gestire determinate situazioni. Il lavoro non cambia nella sua impostazione, ma cambia la necessità di relazionarsi continuamente con i medici e di monitorare con attenzione il percorso del giocatore.

Il calendario? Avete utilizzato una parola molto importante: recupero. Bisogna valutare il carico di lavoro che il giocatore ha effettuato, soprattutto quando è stato impegnato con la Nazionale, e da lì cercare innanzitutto un recupero psicofisico per poter poi riportare tutto il gruppo a lavorare insieme. È fondamentale conoscere i giocatori e il carico di lavoro effettuato da quelli che sono rimasti a disposizione, ma soprattutto avere informazioni precise su chi è andato in Nazionale. Il carico di lavoro di questi giocatori è totalmente diverso. Un’amichevole ha una valenza, una partita importante ne ha un’altra, con un impatto differente sia dal punto di vista muscolare sia da quello psicologico. Bisogna quindi lavorare soprattutto sulla rigenerazione dell’atleta. Nell’ultima settimana sarà necessario valutare gli sforzi di ogni singolo giocatore e capire chi può effettuare lavori a maggiore intensità e chi, invece, necessita di sedute di recupero e quindi di lavori a bassa intensità. L’obiettivo è riportare poi tutti completamente in gruppo. Quando ci sono tante partite ravvicinate, la motivazione conta tantissimo. Il Napoli è una squadra importante, con una rosa profonda, e alla fine deve competere su ogni fronte. Sarà una bella lotta, ma credo che le tante partite debbano essere affrontate con la motivazione giusta. Il Napoli viene da un periodo non proprio brillantissimo e questo è il momento di dare una scossa e vedere la bontà del lavoro fatto.

Anguissa? Sicuramente lo staff medico può consigliare quello tecnico sullo stato di salute del giocatore. Poi sarà sempre l’allenatore a decidere su chi fare affidamento, anche per un solo minuto. Lo staff tecnico è una cosa, quello medico è un’altra, ma se si lavora veramente a stretto contatto, queste situazioni dovrebbero essere valutate con grande attenzione. È vero che Anguissa ha una muscolatura importante, ma se ha ricevuto il benestare dello staff medico significa che, almeno in quel momento, era considerato disponibile. Poi ci sono anche le casualità. Può bastare un appoggio messo male o un movimento particolare e può verificarsi un problema. Nello specifico non posso dire cosa sia successo, ma lo staff medico deve sicuramente aiutare quello tecnico a stabilire se un giocatore è pronto oppure no. Questo mi sembra il minimo. Non credo che un giocatore importante e professionale come Anguissa possa utilizzare un problema fisico per mandare messaggi legati al rinnovo del contratto. Ho letto queste voci, ma non so neanche chi le abbia diffuse. Ogni giocatore che va in campo, comunque, è anche medico di se stesso: se non sta bene deve alzare la mano e dire che non ce la fa. Alla fine, quindi, possono esserci anche delle casualità.

Il ruolo del preparatore atletico? Oggi servono soprattutto conoscenza e studio. Le squadre sono sempre più multietniche e bisogna conoscere le abitudini dei giocatori, perché anche questi aspetti possono incidere sulla gestione quotidiana. Quando ho iniziato a lavorare con determinati gruppi, sono andato anche a informarmi sulle loro abitudini religiose. Ci sono calciatori che pregano diverse volte al giorno e, in un caso, abbiamo dovuto spostare l’allenamento di 45 minuti. È importante mettere il giocatore nelle condizioni di essere sereno, anche mentalmente, rispetto ai propri impegni. Se si tratta di un impegno personale è una cosa, ma quando parliamo di un aspetto religioso bisogna avere rispetto. Per questo, se necessario, si modifica anche l’orario dell’allenamento. Lo stesso discorso vale per l’alimentazione e per tante altre abitudini che possono cambiare da un calciatore all’altro. Il preparatore atletico, quindi, non può più limitarsi esclusivamente all’aspetto fisico. Deve conoscere le persone con cui lavora, studiarne le caratteristiche, comprenderne le esigenze e cercare di creare le condizioni migliori affinché il giocatore possa rendere al massimo».