A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, Corrado
Saccone, ex preparatore atletico del Napoli, ha analizzato alcuni
aspetti legati alla gestione fisica della squadra azzurra. «McTominay? In situazioni come questa il
lavoro va fatto necessariamente in maniera sinergica con lo staff medico. La
relazione tra staff tecnico e staff medico deve essere continua e costante. È
un po’ diverso rispetto a una situazione esclusivamente muscolare, nella quale
il preparatore, essendo un esperto del settore, può lavorare più autonomamente.
In questi casi, dopo un periodo post-operatorio, bisogna avere l’attenzione e
anche l’umiltà di ricercare la collaborazione dello staff medico, che
sicuramente è più preparato a gestire determinate situazioni. Il lavoro non
cambia nella sua impostazione, ma cambia la necessità di relazionarsi continuamente
con i medici e di monitorare con attenzione il percorso del giocatore. Il calendario? Avete utilizzato una parola
molto importante: recupero. Bisogna valutare il carico di lavoro che il
giocatore ha effettuato, soprattutto quando è stato impegnato con la Nazionale,
e da lì cercare innanzitutto un recupero psicofisico per poter poi riportare
tutto il gruppo a lavorare insieme. È fondamentale conoscere i giocatori e il
carico di lavoro effettuato da quelli che sono rimasti a disposizione, ma soprattutto
avere informazioni precise su chi è andato in Nazionale. Il carico di lavoro di
questi giocatori è totalmente diverso. Un’amichevole ha una valenza, una
partita importante ne ha un’altra, con un impatto differente sia dal punto di
vista muscolare sia da quello psicologico. Bisogna quindi lavorare soprattutto
sulla rigenerazione dell’atleta. Nell’ultima settimana sarà necessario valutare
gli sforzi di ogni singolo giocatore e capire chi può effettuare lavori a
maggiore intensità e chi, invece, necessita di sedute di recupero e quindi di
lavori a bassa intensità. L’obiettivo è riportare poi tutti completamente in
gruppo. Quando ci sono tante partite ravvicinate, la motivazione conta
tantissimo. Il Napoli è una squadra importante, con una rosa profonda, e alla
fine deve competere su ogni fronte. Sarà una bella lotta, ma credo che le tante
partite debbano essere affrontate con la motivazione giusta. Il Napoli viene da
un periodo non proprio brillantissimo e questo è il momento di dare una scossa
e vedere la bontà del lavoro fatto. Anguissa? Sicuramente lo staff medico può
consigliare quello tecnico sullo stato di salute del giocatore. Poi sarà sempre
l’allenatore a decidere su chi fare affidamento, anche per un solo minuto. Lo
staff tecnico è una cosa, quello medico è un’altra, ma se si lavora veramente a
stretto contatto, queste situazioni dovrebbero essere valutate con grande
attenzione. È vero che Anguissa ha una muscolatura importante, ma se ha
ricevuto il benestare dello staff medico significa che, almeno in quel momento,
era considerato disponibile. Poi ci sono anche le casualità. Può bastare un
appoggio messo male o un movimento particolare e può verificarsi un problema.
Nello specifico non posso dire cosa sia successo, ma lo staff medico deve sicuramente
aiutare quello tecnico a stabilire se un giocatore è pronto oppure no. Questo
mi sembra il minimo. Non credo che un giocatore importante e professionale come
Anguissa possa utilizzare un problema fisico per mandare messaggi legati al
rinnovo del contratto. Ho letto queste voci, ma non so neanche chi le abbia
diffuse. Ogni giocatore che va in campo, comunque, è anche medico di se stesso:
se non sta bene deve alzare la mano e dire che non ce la fa. Alla fine, quindi,
possono esserci anche delle casualità.
Il ruolo del preparatore atletico? Oggi
servono soprattutto conoscenza e studio. Le squadre sono sempre più
multietniche e bisogna conoscere le abitudini dei giocatori, perché anche
questi aspetti possono incidere sulla gestione quotidiana. Quando ho iniziato a
lavorare con determinati gruppi, sono andato anche a informarmi sulle loro
abitudini religiose. Ci sono calciatori che pregano diverse volte al giorno e,
in un caso, abbiamo dovuto spostare l’allenamento di 45 minuti. È importante
mettere il giocatore nelle condizioni di essere sereno, anche mentalmente,
rispetto ai propri impegni. Se si tratta di un impegno personale è una cosa, ma
quando parliamo di un aspetto religioso bisogna avere rispetto. Per questo, se
necessario, si modifica anche l’orario dell’allenamento. Lo stesso discorso
vale per l’alimentazione e per tante altre abitudini che possono cambiare da un
calciatore all’altro. Il preparatore atletico, quindi, non può più limitarsi
esclusivamente all’aspetto fisico. Deve conoscere le persone con cui lavora,
studiarne le caratteristiche, comprenderne le esigenze e cercare di creare le
condizioni migliori affinché il giocatore possa rendere al massimo».
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