A cura di: Redazione
Fonte: Radio Punto Nuovo
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport”,
è intervenuto Fabrizio Lucchesi, direttore sportivo. «Il lavoro del direttore sportivo in questa fase della
stagione è esattamente quello: da una parte programmare il futuro con
l’allenatore e la società, dall’altra iniziare a gestire un numero importante
di situazioni in uscita. Nel caso del Napoli parliamo di tanti rientri dai
prestiti, diversi giocatori da valutare e altri da collocare sul mercato. È un lavoro a due livelli: costruzione e pulizia della
rosa. E va fatto in anticipo, perché oggi le società lavorano con grande
programmazione. Le idee su chi resta e chi parte si formano già durante l’anno,
non all’ultimo momento. Napoli e il nodo allenatore? Tutto ruota
intorno a questo. Se resta Antonio Conte, il progetto ha una continuità chiara.
Se invece dovesse cambiare guida tecnica, allora si aprirebbero scenari
diversi. Sarri? Parliamo di Maurizio Sarri, quindi
di un tecnico di assoluto livello internazionale, che conosce Napoli e conosce
l’ambiente. Questo è un vantaggio non banale: non parte da zero, sa già dove arriva. È chiaro che oggi siamo nel campo delle ipotesi. Io,
personalmente, non vedo grande probabilità di un addio di Conte, ma nel calcio
non si può mai escludere nulla. E se dovesse accadere, Sarri sarebbe senza
dubbio una soluzione di altissimo profilo. Non sarebbe una scelta improvvisata: sarebbe un
allenatore che porta un’identità precisa, una metodologia consolidata e una
conoscenza profonda del calcio italiano ed europeo. Sul tema “giochisti o risultatisti”? Sono
etichette che lasciano il tempo che trovano. I grandi allenatori, se sono
davvero grandi, sanno adattarsi al contesto. Sarri ha sempre dimostrato di
saper costruire squadre riconoscibili, ma anche competitive. Il punto vero, però, è un altro: ogni allenatore deve
essere messo nelle condizioni di lavorare con coerenza. Non ha senso prendere
un tecnico e poi costruirgli una squadra che non gli appartiene. Il lavoro del direttore sportivo è proprio questo:
evitare contraddizioni tra allenatore, rosa e società. Se funziona questo
triangolo, allora si costruisce qualcosa di serio. Napoli oggi? È una squadra che ha una base
importante, ma come sempre nel calcio moderno serve programmazione continua.
Non basta il nome dell’allenatore: serve un progetto condiviso, sostenibile e
chiaro.
E in questo senso, qualunque scelta si faccia, sarà
decisiva la coerenza tra ciò che si vuole fare e gli strumenti che si mettono a
disposizione».
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