A cura di: Redazione
Fonte: Radio Punto Nuovo
Nel corso del suo intervento ai microfoni di Radio
Punto Nuovo, l’ex arbitro Antonio Iannone ha analizzato la
discussa decisione dell’arbitro Orsato in occasione del gol di Kevin De Bruyne
in Genoa-Napoli, soffermandosi anche sul nuovo corso del VAR e sulla volontà di
riportare l’arbitro al centro delle decisioni. «Contatti e VAR? Il contatto fa parte del calcio. Con
l’introduzione della moviola, del fermo immagine e del VAR si è cercato di
arrivare a una maggiore uniformità di giudizio, ma bisogna ricordare qual è la
ratio dello strumento tecnologico: intervenire soltanto in presenza di chiari
ed evidenti errori. La nuova gestione del VAR? C’è stata una modifica
sostanziale rispetto al campionato appena concluso. Con il nuovo corso guidato
da Orsato e dalla sua commissione, si è scelto di riportare l’arbitro al centro
del giudizio sulle situazioni di campo, limitando l’intervento del VAR ai casi
previsti dal protocollo. Nel caso di Genoa-Napoli è accaduto proprio questo. Sul contatto di De Bruyne? L’episodio è molto
particolare. De Bruyne cerca di andare sul pallone, mentre il giocatore del
Genoa interviene con il corpo. A mio avviso non c’è una giocata sul pallone da
parte di De Bruyne e l’azione si sviluppa molto rapidamente. L’arbitro era in
ottima posizione, con una visuale libera, e ha ritenuto di non dover
intervenire. Le immagini televisive non permettono nemmeno di comprendere
perfettamente l’entità del contatto. La decisione di Orsato è legittima, così come sarebbe stata
legittima una decisione diversa. Bisogna lasciare all’arbitro la possibilità di
valutare l’azione attraverso la propria esperienza, sensibilità e posizione in
campo, senza demandare ogni decisione allo strumento televisivo. Altrimenti si
rischia di snaturare il gioco del calcio.
Il nuovo corso può portare maggiore coerenza? Mi
auguro di sì. Se si decide di riportare l’arbitro al centro, bisogna avere il
coraggio di portare avanti questa linea per tutta la stagione. La vera sfida
sarà garantire uniformità nelle 38 giornate: situazioni simili dovranno essere
valutate secondo gli stessi principi, perché è questo che chiedono soprattutto
i tifosi e gli addetti ai lavori».
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