A cura di: Redazione
Fonte: Inter.it
L'Inter si prepara a tornare in campo: i nerazzurri domani
alle 20:45 sfideranno il Napoli, nel match valido per la 20ª giornata di
campionato. Alla vigilia della partita, al BPER Training Centre di
Appiano Gentile, Cristian Chivu in conferenza stampa ha risposto alle domande
dei giornalisti. Dalla gara d’andata contro il Napoli i numeri mostrano
una crescita soprattutto in termini di solidità. Dal suo punto di vista, come è
cambiata la squadra? "Con il lavoro. Abbiamo cercato di dare
continuità a quanto di buono era stato fatto o provato a fare, con convinzione
e ambizione. I numeri da soli non bastano: bisogna dimostrare il proprio valore
nei 90-100 minuti di una partita. Abbiamo avuto alti e bassi, cose fatte bene e
altre meno, ma sempre con la voglia di migliorare". Il Napoli affrontato in ottobre era diverso rispetto a
quello di oggi. Quanto si aspetta una partita differente? "È
passato poco tempo, ma loro hanno cambiato sistema e interpreti. Resta una
squadra con una rosa importante, intensa e di qualità. Sarà una partita
difficile per entrambe, che vivrà di episodi. Quando si affrontano due squadre
di questo livello servono attenzione e precisione". L’Inter arriva con quattro punti di vantaggio. C’è più
voglia di scappare o timore di riavvicinarsi? “Dipende sempre a chi fai
la domanda. Noi vogliamo andare a +7, loro vorrebbero tornare a -1. Ma dalle
parole ai fatti c’è di mezzo l’impegno, la concentrazione, l’equilibrio. Non
c’è nulla di scontato. L’unica certezza è che abbiamo sempre lavorato bene e
siamo pronti per una grande gara, consapevoli che può indirizzare la stagione”. In molti parlano di sfida tra Chivu e Conte. Quanto la
stimola? “Ho grande stima di Conte allenatore: è un vincente, ha vinto
tanto e ha saputo evolversi. Noi giovani allenatori abbiamo molto da imparare
da lui. Ma non esiste un confronto Chivu-Conte: esistono due squadre e i
giocatori. Il calcio deve restare dei calciatori e dei tifosi. L’allenatore
incide, ma non deve diventare il centro di tutto”. Che cosa si aspetta dalla sua Inter a livello mentale? “Non
considero il Napoli più importante di altre partite. Per arrivare qui abbiamo
dovuto affrontare Parma, Bologna, Atalanta. Il campionato è una maratona da 38
gare. Abbiamo avuto alti e bassi, ma anche la forza di rialzarci. Rispetto a
ottobre siamo cresciuti anche nella capacità di gestire l’ingiustizia e di
concentrarci sul nostro vero valore”. Nei big match l’Inter deve migliorare nella gestione
degli ultimi minuti? “Nel calcio c’è sempre da migliorare. Conta la
maturità della squadra, dei singoli e dell’allenatore nelle scelte. È facile
parlare solo di scontri diretti, ma la realtà dice che siamo primi in
classifica. Tutte le partite sono importanti allo stesso modo”. Questo ciclo positivo ha tolto qualche paura nello
spogliatoio? “Non ho mai visto paura nei miei giocatori. Questa squadra
è maturata e ha capito che bisogna aggiungere sempre qualcosa, non togliere.
Quando fai le cose bene crescono fiducia e autostima, e aumentano le
possibilità di vincere”. Quanto è cresciuto Luis Henrique? “È migliorato
molto dal punto di vista tattico. Ha lavorato con umiltà, ha ascoltato ed ha
imparato. Oggi gioca con continuità e ci dà una grande mano. Non è semplice
vestire la maglia dell’Inter e giocare a San Siro, ma ha dimostrato di avere
carattere e spalle larghe. Siamo contenti di averlo e di vederlo in campo,
siamo consapevoli della sua forza e sappiamo che può crescere. Gli faccio i
complimenti”. In che condizioni sono Darmian e Dumfries? “Darmian
si allena da due giorni con il gruppo, ma non sarà convocato: spero di riaverlo
presto. Dumfries è ancora in riabilitazione, dovrebbe iniziare la
riatletizzazione a fine mese. Vedremo: non sono un medico, parlo di speranze”. Parlare tanto di arbitri toglie serenità? “Noi
abbiamo scelto di non farci influenzare. Dobbiamo essere più forti
dell’ingiustizia. Cercare alibi è la cosa più semplice, ma io non lo voglio dai
miei giocatori. Se perdiamo, perdiamo al modo nostro. Prima di tutto siamo
persone, poi atleti”.
Quanto è servita la Finale di Champions League per
ripartire subito bene? “Non auguro a nessuno di vivere una sconfitta in
finale di Champions. Ma questi ragazzi hanno avuto il coraggio di metterci la
faccia e rialzarsi. Le persone forti cadono, piangono e poi si rimettono in
gioco. Questo ha fatto l’Inter, ed è la cosa più importante”.
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