A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, il
direttore sportivo Giuseppe Cannella ha analizzato il momento del Napoli
dopo il pareggio contro la Fiorentina, soffermandosi sulle difficoltà
incontrate dalla squadra in questo avvio di stagione e sulla necessità di
migliorare la fase offensiva. «Il “ci può stare”? Dal punto di vista dei
tifosi sicuramente qualcosa è cambiato, ma che le partite fossero difficili lo
si sapeva. È un inizio di stagione particolare, il calendario ha riservato al
Napoli una serie di impegni complicati e questo va accettato. In alcune di
queste partite, però, il risultato avrebbe potuto essere diverso. Con l’Inter e
con il Como, se fosse finita in pareggio, nessuno avrebbe potuto recriminare
più di tanto. Poi ci sono stati episodi che hanno condizionato le partite. Con
l’Arsenal la gara è stata più dura anche sotto l’aspetto del gioco. La
Fiorentina, invece, aveva cambiato allenatore e nelle ultime due partite aveva
mostrato una reazione. Il pareggio con il Como lascia un po’ di amaro in bocca.
In questo momento gli episodi non stanno girando a favore di Allegri. Il Napoli
ha delle difficoltà sotto l’aspetto del gioco, ma questo, con Allegri, è sempre
stato un aspetto da considerare. La fase offensiva? Il Napoli segna poco e
nelle ultime due partite sono stati due centrocampisti come Gilmour e Lobotka a
trovare il gol. Non sono certamente dei goleador. Højlund aveva iniziato bene,
segnando due reti molto belle contro Como e Inter, ma contro la Fiorentina è
apparso un po’ isolato ed è stato sostituito dopo 57 minuti. Con Conte il
Napoli giocava in maniera diversa, con un baricentro più alto e una maggiore
intensità. Allegri interpreta il calcio in un altro modo e riesce comunque a
trovare pericolosità sugli esterni e attraverso gli inserimenti da dietro. In
questo momento, però, il Napoli non ha quei centrocampisti che hanno
particolare facilità nell’inserirsi. Højlund? È il giocatore che in questo
momento può dare maggiore peso all’attacco. Quando si esaurisce la sua partita,
però, il Napoli non ha una soluzione alternativa dello stesso livello in grado
di mettere realmente in difficoltà la difesa avversaria. Lukaku, a mio parere,
non è all’altezza di una squadra come il Napoli o comunque di una squadra che
vuole competere a certi livelli. Questo non significa che non abbia volontà, ma
ci sono dei limiti che a questi livelli non possono essere sottovalutati.
Bisogna essere più determinati, più cattivi e più decisi nell’attaccare la
palla in area. Il Napoli deve ancora sviluppare pienamente le idee di Allegri e
trovare il modo di trasformarle in maggiore pericolosità offensiva. Manna? È arrivato al Napoli perché aveva
già maturato un’esperienza importante alla Juventus e credo che molti dei
giovani arrivati in quel periodo siano stati anche frutto delle sue scelte e
del lavoro del suo entourage. Nell’idea di De Laurentiis c’era la volontà di
puntare su un direttore giovane e di portare a Napoli talenti giovani. Questa è
stata la scelta della società. Poi Manna appartiene a una generazione diversa. Oggi i
giovani sono molto più abituati ai social e a mostrare anche aspetti della
propria vita privata. Non credo che ci sia necessariamente un problema in
questo. Ai nostri tempi, quando si perdeva una partita, eravamo talmente
dispiaciuti che quasi ci vergognavamo di uscire di casa. Sono cambiati i tempi
e oggi c’è una maggiore esposizione della propria vita. Non bisogna confondere
questo aspetto con la professionalità. Il fatto che una persona sorrida o
condivida momenti della propria vita privata non significa automaticamente che
non stia lavorando con serietà. De Bruyne? Bisogna considerare anche il
sistema di gioco nel quale ha costruito gran parte della sua carriera. Il
Manchester City di Guardiola è una squadra che porta moltissimi giocatori
nell’area avversaria e lavora in spazi molto stretti. Un calciatore con la
qualità, la visione e la capacità di giocare di prima di De Bruyne riusciva a
esprimere al massimo le proprie caratteristiche proprio in quel contesto. Al Napoli attuale De Bruyne sta facendo praticamente la
mezzala a tutti gli effetti, anche perché le assenze che ci sono in questo
momento nel centrocampo obbligano Allegri a utilizzarlo in quel modo. Deve
rincorrere, deve lavorare di più senza palla e inevitabilmente perde un po’ di
lucidità. Inoltre sono passati alcuni anni anche per lui. Per questo credo che
la situazione sia più tattica che legata alla volontà del giocatore. Non
bisogna dimenticare la leggenda che è stata e che rimane De Bruyne, ma bisogna
metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio. Anguissa e Lobotka? Il Napoli si trova
davanti a decisioni importanti. Sono giocatori che hanno dato tanto in questi
anni e che sono in odore di rinnovo. Anche l’ultimo anno di contratto può
essere importante non soltanto dal punto di vista economico, ma soprattutto
sotto il profilo morale e della gestione dello spogliatoio. Se a giocatori come
Anguissa e Lobotka non dai un segnale forte di fiducia, è difficile che questo
possa essere trasmesso anche ai più giovani. Per la mia esperienza, credo che
il Napoli debba sistemare anche questo aspetto.
Anguissa? La situazione ormai è abbastanza
chiara: il suo contratto scade il prossimo anno e il Napoli gli ha offerto
quattro milioni e mezzo. Bisognerà capire come evolverà la trattativa e quale
sarà la volontà delle parti, perché parliamo comunque di un giocatore che,
quando sta bene, può avere un peso importante nella squadra e che rappresenta
anche un riferimento per lo spogliatoio».
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