A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento, l’ex difensore della
Fiorentina Lorenzo Amoruso ha analizzato il momento dei viola
e quello del Napoli di Massimiliano Allegri in vista della
sfida del Franchi. «Fiorentina-Napoli? Mi aspetto una partita
aperta, con due squadre che sono in ripresa e che vogliono iniziare a diventare
un po’ più protagoniste di questo campionato. C’è tanta qualità da entrambe le
parti, anche se arrivano da situazioni differenti. Il Napoli non ha perso
contro avversari di grande livello, come Juventus, Borussia Dortmund e Arsenal.
La Fiorentina, invece, aveva perso contro squadre sulla carta inferiori, come
Torino e Frosinone, ma soprattutto aveva offerto prestazioni molto deludenti. Bisogna anche considerare che a Firenze era cambiato
tanto: c’erano un nuovo allenatore e tantissimi giocatori nuovi. È una
considerazione logica, ma non bastava a giustificare tutto quello che non si
era visto in campo. Praticamente non c’era stato nulla. Poi è arrivato Paolo
Vanoli, che in qualche maniera ha rimesso le cose un po’ a posto. Probabilmente
la squadra non aveva ancora trovato il giusto feeling e con lui qualcosa è
cambiato. I problemi, però, non sono certamente risolti. La Fiorentina ha bisogno di tempo. È una squadra in
costruzione, un po’ come lo stadio che sta cambiando e venendo rifatto. Il
Napoli, invece, ha un blocco già consolidato da qualche anno, anche se qualche
giocatore è andato via e altri sono fuori per infortunio. Credo che sarà
importante capire quale delle due squadre riuscirà a mantenere più a lungo i
ritmi alti. Sono partite nelle quali chi riesce a mantenere una concentrazione
massimale può avere maggiori possibilità di portare a casa il risultato. Napoli? Anche il Napoli ha ancora qualcosa
da recuperare soprattutto dal punto di vista mentale. Bisogna considerare
quello che è stato fatto nei due anni precedenti con Conte. Quando Conte
sottopone i giocatori a un grande stress fisico e mentale può essere un bene
fino a un certo punto, ma poi le problematiche possono emergere. Le
esternazioni di alcuni giocatori a inizio stagione erano state abbastanza
chiare. Calcio più veloce? Sui tempi di recupero e
sulla perdita di tempo credo che si stiano mettendo delle piccole toppe per
cercare di riparare un problema che c’è sempre stato. Personalmente troverei
interessante l’idea dei 30 minuti di tempo effettivo. In questo modo il
cronometro si ferma quando il gioco è fermo e non ci sarebbe bisogno di tutti i
conteggi dell’arbitro sul recupero. Non credo, però, che queste modifiche
influenzino più di tanto quello che accade realmente in campo. Quello che sta
cambiando, secondo me, è soprattutto il modo in cui vengono preparate le
squadre. Le partite sono aumentate, il periodo di vacanza è molto
più corto rispetto al passato, ci sono i mercati, le amichevoli, le tournée e
gli impegni legati agli sponsor. Anche queste partite hanno ormai un peso
economico e quindi bisogna cercare di fare una buona figura. Tutto questo
incide soprattutto sulle difese. I difensori sono mediamente giocatori più
grossi e quindi anche più pesanti. C’è poi un aspetto mentale: il difensore
deve entrare in campo con la concentrazione necessaria per non concedere nulla
all’avversario. Dopo un mese e mezzo di pausa non è facile tornare immediatamente
a essere concentrati al massimo. Le gambe possono non essere ancora pronte,
anche se la testa ti dice di esserlo. In più, gli allenatori italiani negli ultimi anni hanno
studiato molto le situazioni offensive, forse molto più di quelle difensive.
Non è un caso che Napoli, Inter, Milan e Juventus abbiano subito diversi gol in
questo avvio di stagione. Anche la Fiorentina ha avuto questo tipo di problema.
Credo però che sia una situazione normale. Il vero valore delle difese lo
potremo vedere tra sette, otto o dieci giornate, quando anche i difensori
avranno raggiunto una condizione migliore. Io sono stato un difensore: un metro
e novanta, 84-85 chili. Per quanto tu possa allenarti, la testa può dirti di
essere pronta, ma le gambe magari ti dicono un’altra cosa. È diverso per un
giocatore più leggero e rapido. L’attaccante ha una libertà diversa. Ci sono i
moduli e le indicazioni dell’allenatore, ma se un attaccante prende
un’iniziativa, segna e risolve la partita, difficilmente verrà rimproverato. Il
difensore, invece, è molto più subordinato a quello che farà la squadra
avversaria. Si dice sempre che il difensore debba essere pessimista, mentre
l’attaccante deve essere ottimista fino in fondo. È una differenza che rimane
fondamentale.
Favasuli? A Firenze ci si fanno tante
domande, perché è un giocatore che è stato mandato via a una cifra che,
considerando il mercato attuale, sembra molto bassa. Questo fa capire anche
quanto il giocatore piaccia e quanto stia facendo bene. Ha avuto un ottimo impatto
entrando dalla panchina, sia contro l’Arsenal sia contro il Bologna, dove ha
fornito l’assist decisivo per Lobotka. Non so se giocherà titolare a Firenze,
perché bisognerà capire come Allegri vorrà impostare la partita. Se il Napoli
vorrà giocare in maniera molto offensiva, Favasuli potrebbe avere determinate
caratteristiche utili. Se invece Allegri sceglierà di giocare più basso e
ripartire in contropiede, le scelte potrebbero essere diverse. La Fiorentina in
fase difensiva ha mostrato diverse problematiche, anche nella vittoria contro
il Venezia, dove ha comunque subito due gol da una squadra che, sinceramente,
mi sembra tra le maggiori indiziate alla retrocessione. Favasuli è un giocatore
di qualità. Mi auguro che possano emergere altri giovani come lui, perché la
Nazionale ha sicuramente bisogno di giovani italiani. Poi toccherà ad Allegri
gestirlo. Non sempre, in passato, è stato bravissimo nel parlare con i giovani,
nel trattarli e nel concedere loro lo spazio giusto. Favasuli, però, ha
dimostrato di avere qualità e adesso bisogna lasciarlo crescere con
tranquillità».
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