A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“,
è intervenuto Salvatore Lodi, presidente della Scuola Calcio
Fratelli Lodi e scopritore di Antonio Vergara. Partiamo da Antonio Vergara. Oggi tutti parlano di lui e
con l’arrivo di Allegri c’è grande curiosità. Che giocatore è diventato? “Oggi Antonio Vergara non è più il ragazzo di sei anni fa. È
un calciatore molto più consapevole delle proprie qualità, è maturato
tantissimo e ormai è un profilo seguito in tutta Europa. È sulla bocca di tutti
gli addetti ai lavori e adesso tocca a lui confermare tutto quello che ha fatto
vedere. Sono convinto che lo farà”. Qual è l’aspetto in cui è cresciuto maggiormente
nell’ultima stagione? “La testa. È cresciuto tantissimo come uomo e come
personalità. Le qualità tecniche le ha sempre avute, ma oggi affronta tutto con
una maturità diversa. Ha un agente importante come Mario Giuffredi che gli dà consigli
e lo accompagna nel percorso, però il merito è soprattutto suo”. Spostandoci sul settore giovanile del Napoli, spesso si
dice che la Primavera faccia fatica a portare giocatori in prima squadra. Come
la vede? “Io credo che su questo ci sia un equivoco. Il Napoli, con
gli uomini che ha oggi, sta facendo un grande lavoro. Ci sono ragazzi molto
interessanti nelle varie categorie: Under 14, Under 15 e Under 16. Faccio
qualche nome come Domenico Ruscio, Tambaro e Caiazza. Sono ragazzi di cui
sentiremo parlare”. Allora dove nasce il problema nel passaggio verso il
professionismo? “Oggi le regole sono cambiate. Se una società non mette
rapidamente sotto contratto un ragazzo, rischia di perderlo. I procuratori
conoscono perfettamente queste dinamiche. Il Napoli deve accelerare su questi
aspetti per evitare che i giovani migliori vadano al Nord”. Lei è fiducioso sul lavoro che sta facendo il club? “Sì, perché conosco bene chi ci lavora. Gianluca Grava e
Bevilacqua fanno un lavoro enorme, stanno sul campo fino a tardi e hanno
competenza nella scelta dei ragazzi. Il Napoli ha preso anche un allenatore
molto bravo come Corrado Pianese, che con i giovani sa davvero lavorare”. Quanto contano i formatori nella crescita di un talento? “Tantissimo. Non basta prendere una persona qualsiasi e
metterla ad allenare i bambini. Servono istruttori qualificati, preparati anche
dal punto di vista psicologico. Bisogna entrare nella testa dei ragazzi,
parlare con loro nel modo giusto. Se vuoi fare una scuola calcio di livello,
devi investire sugli allenatori”. I risultati della sua scuola calcio le stanno dando
ragione? “Direi di sì. A oggi abbiamo già portato quattordici ragazzi
nei settori giovanili professionistici, compreso un classe 2016. Ma questo
succede perché dietro c’è un lavoro serio e istruttori preparati”. Passiamo al Napoli e alla scelta di Massimiliano Allegri.
L’ha convinta? “Dal punto di vista della personalità siamo su livelli molto
alti, come con Conte. Cambia il modo di giocare, ma il Napoli aveva bisogno di
un allenatore con carattere e Allegri lo è sicuramente. Personalmente avrei
puntato su un tecnico giovane come De Zerbi, che mi piace molto per idee e
coraggio, però Allegri è una scelta importante”. Lei è sempre stato un estimatore di De Zerbi. “Sì, perché ha un’idea di calcio molto chiara. Una volta mi
disse: “Io me la gioco contro tutti”. Mi colpì tantissimo. Mi piacciono gli
allenatori che hanno coraggio”. Però il Napoli è una piazza particolare. “Certo. Napoli ha bisogno anche di giocatori già pronti,
abituati ai grandi palcoscenici. Champions League, pressione, pubblico: non è
semplice. Serve esperienza”. Allegri saprà gestire uno spogliatoio pieno di campioni? “Su questo non ho dubbi. Lo conosco dai tempi del Sassuolo.
È molto bravo nella comunicazione e nella gestione del gruppo. I giocatori lo
seguono e questo è un aspetto fondamentale”. Resta però un tema: il Napoli era abituato al calcio
spettacolare di Sarri e Spalletti.
“È vero. Con Sarri e Spalletti si vedeva un calcio molto
bello. Con Conte si è vinto soffrendo di più e senza grande spettacolo. Adesso
vedremo quale sarà l’identità del Napoli di Allegri”.
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