A cura di: Redazione
Fonte: Radio CRC
Oggi su Radio CRC, la radio dei tifosi del Napoli, nel corso
della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex Professore di
Architettura all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Carlo
Gasparrini. Queste le sue dichiarazioni: «L’operazione di riqualificazione urbana sulle aree dove
sono situati i depositi della Q8 nasceva da un masterplan nell’ambito di tutta
l’area orientale di Napoli che era prevista dal piano regolatore che ho
coordinato io personalmente. In seguito, ebbi l’incarico specifico di fare un
piano urbanistico e attuativo dell’area specifica della Q8 che corrisponde ad
un quarto di quest’area gigantesca della zona orientale che è estesa per circa
400 ettari. Quindi, circa un centinaio di quest’area fanno parte della Q8. Fu una bella occasione per tutti noi poiché è una delle
questioni più spinose per la città di Napoli. Abbiamo fatto un progetto che era
allineato con i parametri e le prestazioni che sono oggi fondamentali. Abbiamo
immaginato un grande parco e un nuovo tessuto edilizio. Ovviamente, tutto ciò
richiedeva una volontà precisa a fare questo tipo di interventi. All’inizio la Q8 sembrava d’accordo, ma quando eravamo alla
fine di questo progetto e ci trovavamo in Commissione Urbanistica si è tirata
indietro e non è voluta andare avanti nell’approvazione del piano urbanistico e
attuativo. In questa trasformazione, ci tengo a chiarire, non era
prevista la costruzione dello Stadio del Napoli. Stiamo parlando di un
intervento di rigenerazione urbana che aveva in sé una forte componente ambientale
poiché c’era una situazione critica con una falda acquifera affiorante poiché i
petroli sono petroli e, per quanto sia stata messo tutta in sicurezza, l’area
va trattata con i guanti bianchi. È chiaro che questa operazione si fa se c’è
la volontà di tutti, dell’amministrazione comunale, della Q8, della Regione e
persino del Ministero dell’Industria e delle Infrastrutture. Nonostante la Raffineria non esista più, l’area ha ancora
dei depositi di stoccaggio di petrolio ed è di fatto un’area dove convergono i
petroli dell’Eni che si è trasferita dalla sua area, sempre situata nella zona
orientale di Napoli ma in un punto diverso da quello della Q8, nelle aree di
stoccaggio della Q8. In parte la bonifica dell’area è stata avviata per i circa
40 ettari su 100 della Q8 con mille problemi e questioni, ma i restanti sono
depositi petroliferi che funzionano a pieno regime. Dobbiamo essere chiari: se
si vuole fare un’operazione rilevante per la città, bisogna trasferire anche i
depositi petroliferi. Per questo motivo, la situazione è critica poiché nei
depositi ci sono anche dei petroli che servono per l’Aeroporto di Fiumicino. Quell’area è un’area strategica. Io ho trovato molti
impedimenti sotto questo punto di vista. Non c’è stata la volontà di
trasferimento dei depositi petroliferi. Dovrebbe esserci finalmente un nuovo
accordo tra Q8 e il Comune di Napoli di cui non ho ancora traccia
personalmente. Sulla questione dello Stadio dico che stiamo parlando di
un’area che non è accessibile con il “ferro”. Per poter accedere agli stadi
ormai da decenni le operazioni che si fanno sono quelle di consentire che non
ci vadano solo le auto e per quell’area sarebbe una tragedia poiché sappiamo
bene quali sono numeri che uno stadio fa girare in correnti alternata poichè nell’impianto
si svolgono anche concerti e altri eventi culturali. L’idea che si faccia un gigantesco parcheggio da quelle
parti risale agli anni 60. Oggi tutti gli stadi a livello europeo per la gran
parte non hanno un accessibilità esclusivamente e unicamente di tipo carrabile
e privata. Dobbiamo immaginare come dalla ferrovia e dalla metropolitana che ha
una stazione a Traccia e che non è proprio vicinissima si faccia una bretella
di ferro per poter consentire una connessione a quell’area. La stazione della metropolitana si deve fare poiché non c’è.
C’è la Stazione di Traccia che è lontana e che la gente non prenderebbe mai
poiché da lì si deve raggiungere la zona dello stadio, ma che comunque si trova
nella zona orientale. Questo varrebbe a dire per Napoli mettersi all’ultimo
posto di una graduatoria di città che progettano nuovi stadi con criteri di 60
anni fa. Se c’è interesse di costruire uno stadio in quella zona,
bisogna capire come verrà risolto il problema dell’accessibilità. Vediamo quale
sarà la soluzione a questo problema. In superficie la vedo complicata poiché
non ci sono le condizioni. Ci sono molte aree che sono state costruite in un
modo o dove ci sono delle attività in corso. Non puoi sbaraccare tutta la zona
orientale per fare un tracciato. Non è un’operazione semplice poiché dalla stazione di
Traccia, dove c’è il fascio di binari che porta alla stazione di Piazza
Garibaldi, è difficile immaginare di fare un tracciato in superficie, ma
bisognerebbe farlo sotterraneo sapendo che andando sottoterra si attraversa uno
strato d’acqua poiché è una ex zona paludosa. Il posto è notevole! La zona in questione è quella che va dai fasci di binari
della Stazione di Traccia all’altezza del Centro Direzionale, quindi a Est di
Piazza Garibaldi. Per andare allo Stadio da quella zona, bisogna andare nella
parte opposta dove c’è l’ex autostrada a Viadotto che porta al centro della
città. È un po’ spostata verso l’esterno ma è una ex zona industriale dove ci
sono tante fabbriche ancora in attività. È la zona prospiciente la bretella
autostradale d’ingresso della città. Pietra tombale per lo Stadio? Io credo che uno stadio
costruito solo su 40 ettari su 60 nei quali ci sono i petroli e che non sembra
esserci la volontà di spostarli, dove la riunione che si deve fare sembra non
avere altra funzione che consolidare il fatto di mantenere lì i petroli per
altri anni poiché non c’è un’altra zona in Italia dove poterli spostare, sia
abbastanza difficile.
Non credo che la discussione possa vertere sulla costruzione
di uno stadio costruito vicino ai depositi petroliferi. Io la vedo così, dopo
di che, se vorranno fare lo stadio, lo faranno, ma fare affluire decine di
migliaia di persone in una zona che non ha risolto il problema della sicurezza
anche se sappiamo che le norme di sicurezze funzionano e sono importanti
parliamo di una zona fortemente a rischio “incidente rilevante”».
|