A cura di: Redazione
Fonte: Radio Punto Nuovo
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“,
è intervenuto il prof. Guido Trombetti. Professore, la sensazione è che il calcio italiano in
queste settimane stia vivendo una fase molto complicata sul piano extra-campo,
tra inchieste e polemiche arbitrali… “Sì, ed è una sensazione che amareggia profondamente.
Perché noi vorremmo parlare di calcio giocato, invece siamo continuamente
costretti a inseguire vicende che con il campo hanno poco a che fare. Il
problema vero è lo squallore del clima che si è creato: ogni episodio diventa
una sentenza definitiva, ogni indagine diventa già un verdetto. E questo è
insopportabile“. Si parla molto della posizione degli arbitri, della
serenità che sembra venire meno… quanto incide tutto questo? “Incide eccome. Un arbitro deve poter lavorare con
serenità, invece oggi vive sotto pressione costante. Ma attenzione: non bisogna
confondere i livelli. Gli errori ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Il
punto è che oggi tutto viene amplificato in modo sproporzionato. Si
costruiscono narrazioni enormi su episodi che, presi singolarmente, fanno parte
del gioco“. C’è chi parla addirittura di un nuovo “caso Calciopoli”… “Io credo che questi paragoni vadano maneggiati con
estrema cautela. Calciopoli fu una cosa strutturata, con dinamiche precise e
ben diverse da quello che stiamo vedendo oggi. Qui siamo ancora nel campo delle
ipotesi, delle indagini, delle ricostruzioni. E fino a prova contraria bisogna
mantenere equilibrio. Il rischio è quello di alimentare un processo mediatico
che fa più danni della vicenda stessa“. Quindi secondo lei serve prudenza totale in questa fase? “Assolutamente sì. Lasciamo lavorare la magistratura,
senza fare processi in piazza. Il problema è che oggi si tende a trasformare
ogni notizia in verità assoluta. E questo è pericoloso, perché si rischia di
distruggere la credibilità di un sistema prima ancora di capire cosa sia
realmente accaduto“. Un’ultima considerazione: tutto questo clima rischia di
danneggiare anche la crescita del calcio italiano?
“Sì, perché la credibilità è tutto. Senza credibilità
perdi pubblico, perdi entusiasmo, perdi giovani e perdi anche investitori. Ma
attenzione: l’investitore ragiona su altri parametri, non sulla polemica del
giorno. Il vero danno è culturale e sociale, è la disaffezione progressiva delle
persone. E questo sì, è il problema più serio di tutti“.
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