A cura di: Redazione
Fonte: Gazzetta.it
La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga intervista a Victor Osimhen, attaccante del Galatasaray, che stasera sfiderà la Juventus per l'andata dei playoff di Champions League. Ecco alcuni passaggi raccolti da Napolicalcionews. Avrebbe potuto davvero giocare questa partita con la
maglia della Juventus? “Sì, così come oggi potrei essere in altri due top club di
Serie A. Prima che iniziasse la trattativa con il Galatasaray, Giuntoli mi
chiamò per portarmi alla Juve. Ho parlato con un paio di persone del club, mi
hanno mostrato interesse ma sapevo che lui (De Laurentiis, che Osimhen non cita
mai, ndr) non mi avrebbe lasciato partire. In ogni caso, l’interesse c’era
eccome. E quando ti chiama la Juve, a prescindere da tutto, devi sederti e
ascoltare”. La sua avventura al Napoli non è finita nel migliore dei
modi. “A me dispiace per i tifosi, anche perché io non ho mai
parlato di quanto è accaduto. Alcuni di loro si sono presentati davanti a casa
mia chiedendomi spiegazioni. Ci siamo confrontati, a loro chiedevo di mettersi
nei miei panni. Dopo che il Napoli ha pubblicato quel video su TikTok, qualcosa
si è rotto definitivamente”. Ci spiega il motivo? “Chiunque può sbagliare un calcio di rigore, chiunque può
essere preso in giro per questo. Il Napoli l’ha fatto soltanto con me, tra
l’altro con allusioni di un certo tipo. Sono stato vittima di insulti razzisti
e ho preso la mia decisione: volevo andare via. Ho cancellato le foto con la
maglia del Napoli dal mio Instagram e hanno colto la palla al balzo per
mettermi contro i tifosi. E pensare che mia figlia, per me, è più napoletana
che nigeriana…”. Prima che il Napoli pubblicasse quel video, com’era il
suo rapporto con De Laurentiis? “Avevamo un gentlemen agreement in base al quale l’estate
successiva sarei potuto partire, ma dall’altra parte l’impegno non è stato
mantenuto del tutto. Hanno provato a mandarmi a giocare ovunque, mi trattavano
come un cane. Vai di qua, vai di là, fai questo, fai quello… Ho faticato tanto
per fare carriera, non potevo accettare quel tipo di trattamento. Non sono un
burattino”. Conte ha provato a ricucire lo strappo? “Certo, anche se hanno detto in giro che non mi voleva in
squadra. Siamo seri? Quale allenatore in quel momento non mi avrebbe voluto?
Appena arrivato, Conte mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che era a
conoscenza della situazione ma che, nonostante tutto, voleva che rimanessi. Gli
spiegai che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui ma ormai avevo fatto la mia
scelta: non volevo continuare a lavorare in un posto in cui non mi sentivo
felice”. Cosa le dispiace maggiormente?
“Nessuno si è mai
scusato pubblicamente per quello che è successo. Dopo quel famoso video,
Edoardo De Laurentiis mi ha chiamato più volte. Stop. Nel frattempo si
vociferava che io arrivassi al campo in ritardo, che litigassi con i compagni…
Sono tutte bugie. Mi spiace per i tifosi, però li capisco e li ammiro:
supportano il club sempre e comunque. Per loro il Napoli viene prima di tutto”.
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