A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Intervista a Mathias
Olivera, difensore del Napoli e della nazionale
uruguaiana, che racconta il suo percorso tra Uruguay, Spagna e Italia in
un'intervista all'influencer uruguaiano Rafa Cotelo nel suo
format Por La Camiseta. Qual è stata la prima cosa che
ti ha sorpreso vivendo a Napoli?
"Il traffico. È la prima cosa che ti mette alla prova. Devi ritarare
tutto quello che pensi sia “normale” alla guida. Qui le regole esistono, ma
vengono interpretate in modo diverso. All’inizio mi innervosivo, poi capisci
che è proprio il modo di vivere la città". È stato difficile adattarsi?
"Sì, soprattutto nei primi mesi. Vedi situazioni che ti sembrano senza
logica: incroci, precedenze, clacson continui. Però dopo un po’ smetti di
cercare di capirlo e inizi a fluire con tutto il resto". Che tipo di rapporto hai
percepito tra Napoli e il calcio?
"Totale. Non è solo passione, è identità. Ovunque vai senti il Napoli.
Non c’è spazio per altro, o quasi. Anche i dettagli più piccoli ti fanno capire
quanto questa squadra sia centrale nella vita delle persone". Ti ha colpito questo livello
di appartenenza?
"Moltissimo. È raro vedere una città così compatta su una sola squadra.
Ti conoscono, ti riconoscono, vivono ogni partita come fosse personale". Quanto pesa ancora la figura
di Maradona nella città?
"Tantissimo. Qui non è solo un ricordo, è una presenza. È ancora un
punto di riferimento quotidiano. Se parli di calcio a Napoli, lui viene sempre
prima di tutto. È come se fosse ancora parte viva della città". Oltre al calcio, cosa ti ha
conquistato della città?
"Il mare. La costa è incredibile. Quando riesco, vado la mattina presto
con la mia famiglia, il cane, a camminare e staccare un po’. Sono momenti
semplici, ma molto importanti per me". E il rapporto con i tifosi?
"Molto diretto, molto affettuoso. Ti fermano, ti parlano, ti fanno
sentire parte della loro vita. A volte succedono cose anche divertenti, come
ricevere una pizza offerta senza motivo. È il loro modo di dimostrarti affetto". Ti rendi conto di quello che
hai già vinto a Napoli?
"Non subito. Quando sei dentro, vivi tutto in modo molto veloce. Poi
però ti fermi e capisci il valore di quello che hai fatto: due Scudetti, una
Supercoppa. È qualcosa che resta". Com’è stato il primo salto in
Europa?
"Il mio primo club è stato il Getafe CF. È stata un’esperienza
fondamentale. Una realtà semplice, concreta, senza pressioni eccessive. Questo
mi ha aiutato ad adattarmi". Come hai vissuto la prima
chiamata con l’Uruguay?
"Con tantissima emozione e anche nervosismo. Me lo comunicò Darío
Rodríguez. Quando ricevi quella notizia capisci che stai entrando in un altro
livello". E lo spogliatoio con campioni
come Cavani, Suárez e Godín?
"Impressionante. All’inizio sei quasi intimidito, poi ti rendi conto
che sei lì per meritartelo. È una sensazione unica".
Quanto conta per te vedere la
tua famiglia condividere questo percorso?
"Tantissimo. Vederli oggi viaggiare, essere presenti ai tornei, vivere
la Nazionale con me… è una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera".
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