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DOMENICA 10 MAGGIO 2026 - INTERVISTE

OLIVERA RACCONTA NAPOLI: “I TIFOSI TI FANNO SENTIRE PARTE DELLA LORO VITA. QUI IL CALCIO È OVUNQUE...”


"Napoli è identità totale, si vive solo per il calcio"


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Intervista a Mathias Olivera, difensore del Napoli e della nazionale uruguaiana, che racconta il suo percorso tra Uruguay, Spagna e Italia in un'intervista all'influencer uruguaiano Rafa Cotelo nel suo format Por La Camiseta.

Qual è stata la prima cosa che ti ha sorpreso vivendo a Napoli?
"Il traffico. È la prima cosa che ti mette alla prova. Devi ritarare tutto quello che pensi sia “normale” alla guida. Qui le regole esistono, ma vengono interpretate in modo diverso. All’inizio mi innervosivo, poi capisci che è proprio il modo di vivere la città".

È stato difficile adattarsi?
"Sì, soprattutto nei primi mesi. Vedi situazioni che ti sembrano senza logica: incroci, precedenze, clacson continui. Però dopo un po’ smetti di cercare di capirlo e inizi a fluire con tutto il resto".

Che tipo di rapporto hai percepito tra Napoli e il calcio?
"Totale. Non è solo passione, è identità. Ovunque vai senti il Napoli. Non c’è spazio per altro, o quasi. Anche i dettagli più piccoli ti fanno capire quanto questa squadra sia centrale nella vita delle persone".

Ti ha colpito questo livello di appartenenza?
"Moltissimo. È raro vedere una città così compatta su una sola squadra. Ti conoscono, ti riconoscono, vivono ogni partita come fosse personale".

Quanto pesa ancora la figura di Maradona nella città?
"Tantissimo. Qui non è solo un ricordo, è una presenza. È ancora un punto di riferimento quotidiano. Se parli di calcio a Napoli, lui viene sempre prima di tutto. È come se fosse ancora parte viva della città".

Oltre al calcio, cosa ti ha conquistato della città?
"Il mare. La costa è incredibile. Quando riesco, vado la mattina presto con la mia famiglia, il cane, a camminare e staccare un po’. Sono momenti semplici, ma molto importanti per me".

E il rapporto con i tifosi?
"Molto diretto, molto affettuoso. Ti fermano, ti parlano, ti fanno sentire parte della loro vita. A volte succedono cose anche divertenti, come ricevere una pizza offerta senza motivo. È il loro modo di dimostrarti affetto".

Ti rendi conto di quello che hai già vinto a Napoli?
"Non subito. Quando sei dentro, vivi tutto in modo molto veloce. Poi però ti fermi e capisci il valore di quello che hai fatto: due Scudetti, una Supercoppa. È qualcosa che resta".

Com’è stato il primo salto in Europa?
"Il mio primo club è stato il Getafe CF. È stata un’esperienza fondamentale. Una realtà semplice, concreta, senza pressioni eccessive. Questo mi ha aiutato ad adattarmi".

Come hai vissuto la prima chiamata con l’Uruguay?
"Con tantissima emozione e anche nervosismo. Me lo comunicò Darío Rodríguez. Quando ricevi quella notizia capisci che stai entrando in un altro livello".

E lo spogliatoio con campioni come Cavani, Suárez e Godín?
"Impressionante. All’inizio sei quasi intimidito, poi ti rendi conto che sei lì per meritartelo. È una sensazione unica".

Quanto conta per te vedere la tua famiglia condividere questo percorso?
"Tantissimo. Vederli oggi viaggiare, essere presenti ai tornei, vivere la Nazionale con me… è una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera".