A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Il Napoli più fragile dell’era Conte si è visto ieri, in una
serata che lascia più interrogativi che risposte. La sconfitta non è stata
soltanto nel risultato, ma nell’atteggiamento, nella gestione emotiva e nella
distanza evidente tra squadra e realtà. Una prestazione opaca, senza reazione, che
stride con quanto costruito finora sotto la guida di Antonio Conte. A fine partita, a metterci la faccia è stato Matteo
Politano, uno dei pochi a riconoscere la gravità del momento. Le sue scuse in
conferenza stampa sono sembrate un tentativo sincero di riallacciare il
rapporto con una tifoseria che, anche sullo 0-2, non ha mai smesso di sostenere
la squadra. Un gesto semplice, ma necessario. Molto diverso, invece,
l’atteggiamento dello stesso Conte. In sala stampa, il tecnico ha scelto la
linea dell’attacco: nel mirino i giornalisti, accusati di creare pressioni e
narrazioni che finirebbero per influenzare negativamente i calciatori. Una
spiegazione che appare riduttiva, se non addirittura fuorviante, rispetto a
quanto visto in campo. In questo cortocircuito comunicativo, emerge una
contraddizione evidente. Se davvero alcune voci hanno destabilizzato
l’ambiente, va detto che le più incisive sono nate proprio dalle parole e dai
comportamenti dello stesso Conte. È stato lui, infatti, ad alimentare indirettamente
scenari e suggestioni, tra cui quella – mai del tutto smentita con decisione –
di un possibile futuro lontano dal club, fino alle ipotesi che lo vedrebbero
orbitare attorno alla panchina della Nazionale italiana di calcio.
In altre parole, le uniche vere “voci destabilizzanti” che
potevano filtrare nello spogliatoio non sono nate esclusivamente dalla carta
stampata, ma hanno trovato terreno fertile proprio nelle aperture, anche solo
implicite, dell’allenatore. Un elemento che rende ancora più difficile
sostenere la tesi di una squadra condizionata unicamente dall’esterno, perché
il punto centrale resta uno: il Napoli ha offerto una prestazione inguardabile.
Senza intensità, senza idee, senza quella rabbia agonistica che Conte ha sempre
preteso dalle sue squadre. Attribuire tutto a fattori esterni, agli articoli o
al clima mediatico, rischia di diventare un alibi più che un’analisi. C’è un
aspetto ancora più delicato: il mancato riconoscimento verso i tifosi. Il
pubblico del Maradona ha sostenuto la squadra fino all’ultimo secondo,
dimostrando un attaccamento che va oltre il risultato. Ignorare questo dato, o
peggio non considerarlo degno di scuse, rappresenta una mancanza di rispetto.
Conte, che ha costruito la sua carriera sulla cultura della responsabilità,
questa volta sembra aver scelto una strada diversa e proprio per questo
sorprende, perché se c’è una cosa che il campo ha detto chiaramente, è che il
problema non può essere spiegato con ciò che si scrive fuori, ma con ciò che
(non) si è visto dentro. La sensazione è che il Napoli si trovi davanti a un
bivio: riconoscere i propri limiti e ripartire, oppure continuare a cercare
altrove le cause di una serata che, invece, parla fin troppo chiaramente. A cura di Luigi Pezzella
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