A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Carmine Gautieri, allenatore ed ex calciatore, è
intervenuto ai microfoni di Radio Punto Nuovo per analizzare il pareggio
per 3-3 tra Napoli e Roma. «È stata una partita molto bella e combattuta. Nel primo
tempo la Roma stava facendo la partita, poi il Napoli ha trovato il gol e ha
avuto anche una fase di supremazia. Nella ripresa le due squadre si sono
equilibrate e gli azzurri hanno avuto forse qualche occasione in più per
chiudere diversamente la gara. Il Napoli è riuscito a portarsi in vantaggio, ma
bisogna riconoscere anche i meriti della Roma, una squadra che,
indipendentemente dal risultato, cerca sempre di giocare nello stesso modo. I
giallorossi hanno continuato a crederci e sono riusciti a trovare il pareggio.
Da un punto di vista neutrale è stata sicuramente una partita spettacolare, ma
per il Napoli resta il rammarico di non aver portato a casa una vittoria che,
in quel momento, sembrava possibile». L’errore di Beukema sul 3-3? Quello di
Beukema è un errore clamoroso. In quella situazione probabilmente sperava che
la palla venisse messa fuori, ma non è successo. La cosa che mi ha colpito
maggiormente è che si sia rialzato, abbia seguito l’azione e poi sia tornato a
terra, perdendo di vista l’avversario. Forse, se fosse rimasto nella propria
zona e avesse continuato a seguire l’uomo, il Napoli non avrebbe subito quel
gol. Naturalmente non possiamo avere la certezza che la rete sarebbe stata
evitata, ma in una situazione del genere bisogna restare concentrati fino alla
fine dell’azione. Quando si difende un risultato così importante, bisogna
essere professionali, preparati e pronti a fare tutto il necessario per
proteggere il vantaggio. Occorre marcare l’uomo, seguire i movimenti degli
avversari e non perdere mai la concentrazione. Il Napoli avrebbe dovuto gestire
meglio quei minuti finali e cercare di portare a casa la vittoria. La reazione da allenatore e la lezione per Beukema?
Se il Napoli non avesse subito il gol, probabilmente oggi non parleremmo con la
stessa attenzione di questo episodio. Purtroppo la Roma ha segnato proprio con
il giocatore che Beukema avrebbe dovuto seguire, e questo rende l’errore ancora
più evidente. Credo che il ragazzo sia il primo a stare male per quello che è
successo. Sono episodi che fanno parte del percorso di crescita di un
calciatore, ma devono servire da insegnamento. In partite così importanti non
ci si può permettere di perdere la concentrazione proprio nel momento decisivo.
Quando sei in vantaggio e mancano pochi minuti alla fine, devi avere la
lucidità necessaria per difendere il risultato. Bisogna rimanere sul pezzo,
continuare a seguire gli avversari e non concedere opportunità evitabili. Da
situazioni del genere si deve imparare per non ripetere gli stessi errori. I problemi della fase difensiva del Napoli?
Quando si parla di difesa, bisogna ricordare che i primi difensori sono gli
attaccanti. La fase difensiva riguarda tutta la squadra e non soltanto i
quattro o i cinque uomini che compongono la linea arretrata. Bisogna difendere
in blocco, come gruppo, aiutandosi reciprocamente in ogni situazione. Le
squadre forti lavorano proprio in questo modo: basti guardare il Barcellona e
il Real Madrid, che anche quando hanno grandi qualità offensive devono essere
capaci di partecipare tutti alla fase di non possesso. Il Napoli deve
migliorare sotto questo aspetto, lavorando sul comportamento collettivo e sulla
capacità di mantenere compattezza. Non è sufficiente concentrarsi
esclusivamente sui difensori, perché se gli attaccanti e i centrocampisti non
collaborano, la squadra finisce per concedere troppo agli avversari. Se gli
azzurri riusciranno a lavorare meglio come reparto e come collettivo, potranno
sicuramente limitare i gol subiti. Højlund e il digiuno realizzativo?
Innanzitutto bisogna mettere Højlund nelle condizioni di finalizzare e fare in
modo che possa esprimere al meglio le proprie qualità. Un attaccante vive per
il gol e, quando attraversa un periodo in cui non riesce a segnare, rischia di
pensarci troppo. Forse, in certi momenti, meno ci pensa e meglio è. Bisogna
però riconoscere che, anche nella fase di non possesso, il ragazzo sta
svolgendo un lavoro straordinario. Non si può giudicare un centravanti soltanto
attraverso il numero delle reti realizzate, senza considerare il contributo che
offre alla squadra e il lavoro che svolge durante la partita. Sono convinto che
i gol arriveranno. La cosa più importante è che Højlund rimanga sereno,
continui a lavorare su se stesso e cerchi di migliorarsi quotidianamente. È un
giocatore giovane, con grandi margini di crescita, e ha tutto il tempo per
dimostrare il proprio valore. Bisogna avere fiducia in lui e metterlo nelle
condizioni di rendere al meglio.
La classifica e la fiducia negli allenatori?
In Italia siamo troppo abituati a etichettare immediatamente un allenatore
quando attraversa un periodo negativo. Se un tecnico incontra difficoltà per
una o più stagioni, spesso si tende a dimenticare le qualità che aveva
dimostrato in precedenza. Io credo che questo sia un errore. Se consideriamo un
allenatore bravo e preparato, dobbiamo riconoscergli quelle qualità anche
quando attraversa un momento difficile. Non è detto che due o tre annate
negative cancellino tutto quello che ha dimostrato nel corso della sua
carriera. Bisogna continuare a credere negli allenatori e valutare il loro
lavoro con equilibrio. Il calcio è fatto di cicli, momenti positivi e periodi
complicati, ma le capacità di un tecnico non possono essere giudicate soltanto
sulla base degli ultimi risultati. Serve maggiore fiducia e bisogna concedere
il tempo necessario per lavorare e dimostrare il proprio valore».
|