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GIOVEDÌ 22 OTTOBRE 2026 - INTERVISTE

DE LAURENTIIS ANNUNCIA: "IL NAPOLI NON È IN VENDITA. RIZZETTA? NON C'ERANO GARANZIE"


Le parole del presidente azzurro a Kiss Kiss


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per fare chiarezza sulle indiscrezioni relative a una possibile cessione della società azzurra.

Il Napoli è in vendita? La risposta di De Laurentiis

«Il Napoli non è in vendita. Anni fa ci fu una proposta da parte degli arabi da 3,5 miliardi e io risposi: “Ma devo andare in pensione o devo ancora divertirmi?”. Io sapevo fare cinema e lo so fare ancora. Il calcio, invece, non sapevo farlo, ma ho fatto la gavetta e ho imparato. Oggi credo di saperlo gestire abbastanza bene, nonostante le difficoltà di un sistema vecchio, che andrebbe completamente rivisitato e liberato dalle logiche di chi non possiede le squadre ma finisce per condizionarle giorno dopo giorno».

L'offerta da 2,26 miliardi e i contatti con Matt Rizzetta

«Circa un anno fa ricevetti una richiesta di incontro da Matt Rizzetta, che non conoscevo. Per educazione risposi e accettai. Durante l'incontro mi presentò un paio di fondi che rappresentava e che volevano acquistare il Napoli. I contatti sono andati avanti fino a febbraio-marzo scorsi, quando abbiamo messo i nostri avvocati a confronto con i loro.

Prima di attribuire un valore effettivo alla società, dissi che era necessario svolgere una due diligence. Avevo messo a disposizione l'intera amministrazione del gruppo, ma questa verifica non iniziava mai. La cosa mi sembrava strana, perché è il primo passaggio da fare quando si vuole acquistare una società. Anche se siamo sempre stati considerati impeccabili, bisogna controllare che non ci siano problemi nascosti, magari fiscali, di cui potremmo essere all'oscuro persino noi.

Questa due diligence non partiva e, a un certo punto, la situazione mi divertiva: volevo capire fino a dove si sarebbe arrivati. Alla fine, la cifra proposta era di 2 miliardi e 260 milioni di euro, con una parte da versare al momento della firma e il resto nell'arco di tre anni.

Con il passare del tempo, il mio ruolo sarebbe diventato sempre più marginale, fino a ridursi a quello di presidente onorario. A quel punto chiesi: “Cari signori, quali garanzie mi date affinché il lavoro di 22 anni non vada in rovina?”. Ho delle responsabilità verso Napoli, la Regione e un popolo che, secondo una rilevazione Nielsen da me citata, conta 83 milioni di sostenitori nel mondo occidentale.

Quando lo scorso anno proiettai al Chinese Theatre il film dedicato allo Scudetto di Conte, ottenni un successo straordinario. Visitai anche San Pedro, a circa mezz'ora dal centro di Beverly Hills, e scoprii che lì c'erano 30.000 tifosi del Napoli. Rimasi letteralmente impressionato.

In questi anni abbiamo cambiato alcune regole del gioco: abbiamo sviluppato autonomamente il nostro marchio, realizzato le maglie della squadra e stretto accordi con Armani. Abbiamo compiuto passi avanti che altri club non hanno fatto. Per questo chiedevo garanzie, soprattutto perché non sarei più rimasto al comando.

I soldi sono importanti, ma in questa vicenda rappresentavano quasi l'ultimo aspetto. Mi veniva detto che alle spalle dell'operazione c'erano due o tre fondi, ma poi le risorse non sembravano disponibili e si voleva dilazionare il pagamento in due o tre anni».

Perché Rizzetta era al Maradona per Napoli-Bodø/Glimt?

«Rizzetta vuole venire a vedere le partite: perché avrei dovuto impedirglielo? Mi ha chiesto di essere ospitato in tribuna d'onore e io ospito già tante persone. Perché non avrei dovuto ospitare anche lui?

Ci siamo incontrati di persona in un hotel perché mi aveva invitato ad assistere a una partita di basket. Ho accettato volentieri. In seguito è tornato sull'argomento, chiedendomi nuovamente se fossi interessato a vendere. Gli ho risposto: “Matt, abbi pazienza, non ricominciamo con questa telenovela”. È importante mantenere rapporti cordiali.

Io voglio realizzare lo stadio e sarà un impegno enorme, anche dal punto di vista fisico. Bisognerà indossare il cappello del costruttore e stare sul posto ogni giorno, seguendo mattone dopo mattone la nascita di una struttura che oggi non esiste.

Probabilmente Rizzetta avrebbe accettato il Maradona, ma penso che, una volta costruito un nuovo stadio, nell'area di piazzale Tecchio sarebbe utile realizzare un parco, con molto verde. Anche perché quella zona presenta criticità dal punto di vista sismico.

Al momento non ho deciso di vendere. Se un giorno dovessi farlo, preferirei cedere il club a un napoletano piuttosto che a un americano: ognuno conosce meglio casa propria, le persone con cui deve rapportarsi e le dinamiche quotidiane del territorio».

De Laurentiis preferirebbe un acquirente napoletano

«Se tra due, tre o cinque anni un napoletano volesse sostituirmi, potrei pensare: “Ho lavorato per questa città e per un popolo che ho imparato ad amare grazie a mio padre”.

Mi hanno sempre dato del visionario perché ho cercato di guardare al futuro e di capire in anticipo come sarebbero cambiate le cose. Quando parlavo delle piattaforme digitali e dicevo che avrebbero ridimensionato il ruolo di Hollywood, molti non comprendevano. Questo, naturalmente, non significa che i contenuti cinematografici scompariranno: continueranno a raccontare il passato, il presente e il futuro.

La mia convinzione è che anche il calcio debba cambiare. Quando vedo che in Inghilterra il sistema registra perdite superiori ai 700 milioni di sterline, mi chiedo come sia possibile che anche un mercato così ricco si trovi in difficoltà. Se persino chi fattura più di tutti ha questi problemi, significa che bisogna ripensare il modello».

La necessità di riformare il calcio: il modello NBA

«Su questo gli americani hanno ragione. La NBA si è fermata per sette o otto mesi per rivedere il proprio sistema e oggi dispone di 30 squadre di pallacanestro, con valutazioni che, secondo i dati che ho citato, vanno da circa 3,5 miliardi di dollari fino a 12 miliardi per la franchigia più ricca.

Dovremmo avere il coraggio di fermarci e ripensare il nostro sport. Invece continuiamo a discutere con Malagò, Abodi, lo Stato, il Governo, la FIFA, la UEFA e Infantino. Bisogna sedersi intorno a un tavolo e rigenerare un sistema che è ancora amato dai bambini. Se perdiamo loro, perdiamo il nostro futuro».

Una possibile collaborazione con Rizzetta

«Matt Rizzetta è un uomo d'azione e, proprio per questo, potrebbe avere difficoltà a lavorare con una persona come me. Io non sono abituato a condividere le decisioni con altri, se non con i miei collaboratori, soprattutto quando bisogna prendere scelte univoche e il risultato finale è imprevedibile.

Il calcio è come un film: la trama si sviluppa e il finale si scrive strada facendo. Avreste immaginato che una partita potesse concludersi 4-3 dopo una rimonta come quella della Roma?».

La vittoria contro il Bodø/Glimt e il messaggio alla squadra

«Noi dobbiamo ancora lavorare e recuperare gli infortunati. Dobbiamo rimanere sereni e tranquilli, perché abbiamo un allenatore di grande esperienza alla guida della squadra. Serve soprattutto pazienza.

Nella vita si vince e si perde. Quando si perde, però, non bisogna buttare via il bambino insieme all'acqua sporca. Bisogna saper aspettare, riconoscere gli errori e correggere ciò che si può correggere, tutti insieme».