A cura di: Redazione
Fonte: radiopuntonuovo.it
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“,
è intervenuto Maurizio de Giovanni, scrittore. “Tifo per la Nazionale? Io sono tifosissimo
e l’idea di non vedere l’Italia al Mondiale è un colpo al cuore. Capisco però
anche l’atteggiamento di alcuni tifosi del Napoli, che percepiscono una certa
ostilità verso la città e la squadra. Non è un atteggiamento del tutto fuori
luogo, perché spesso Napoli viene insultata anche quando non è coinvolta, e
questo crea distanza emotiva con il sistema calcio. Il tifoso del Napoli ha la
sensazione che la squadra sia esterna ai centri decisionali. Episodi
regolamentari e decisioni che sembrano penalizzare il club alimentano questa
percezione, e ciò si riflette anche nel rapporto con la Nazionale. Nonostante
questo, credo che il movimento calcio non possa permettersi un’altra esclusione
dal Mondiale. Io non condivido l’ottimismo diffuso, perché la trasferta in
Bosnia sarà durissima e troveremo un ambiente ostile. Esultanza per la Bosnia? È stata una scelta
poco intelligente. Già la partita sarebbe stata complicata, ora rischia di
diventarlo ancora di più. I giocatori devono pensare solo al campo e non
alimentare tensioni inutili. Politano? In questo momento è l’unico con
quelle caratteristiche nella rosa azzurra. È l’unico capace di saltare l’uomo e
coprire tutta la fascia. È difficile rinunciare a lui e da tifoso del Napoli
spero rientri in perfette condizioni. Napoli-Milan? Io guardo solo al Milan. È
una squadra forte, con meno partite nelle gambe e un allenatore abituato a
gestire questi momenti. Il Napoli deve puntare al secondo posto e farsi trovare
pronto. Scudetto? Sette punti sono tanti, anche se
il calcio può riservare sorprese. In questo momento però è più realistico
guardare al secondo posto e chiudere al meglio la stagione. Futuro del Napoli? Ci sarà probabilmente
una rivoluzione. Molti giocatori sono avanti con l’età e alcune situazioni
tecniche vanno valutate. Questa potrebbe essere l’ultima occasione per questo
gruppo di fare qualcosa di importante. Caso Lukaku? La situazione mi lascia molto
perplesso. È un giocatore legatissimo a Conte e fondamentale per lo
spogliatoio, ma il suo comportamento è difficile da comprendere. Dopo due mesi
di allenamento in gruppo, è strano non essere ancora pronto. Se un calciatore
si allena da due mesi senza ricadute e poi sceglie di allontanarsi contro il
parere della società, significa che non si fida dello staff sanitario. È un
segnale grave. Infortuni Napoli? Quest’anno i tempi di
recupero sono stati lunghissimi e poco chiari. Molti giocatori sono rimasti
fuori mesi senza comunicazioni precise. Questa mancanza di chiarezza crea
confusione e alimenta dubbi.
Comunicazione? Non è solo un problema mediatico,
ma anche sportivo. Senza certezze sui rientri diventa difficile programmare e
valutare la stagione. Il caso Lukaku si inserisce proprio in questo contesto.
Il suo gesto, di fatto, delegittima lo staff medico e apre interrogativi seri
sulla gestione degli infortuni“.
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