A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Giovanni Barsotti, giornalista di DAZN, ha
analizzato il momento del Napoli dopo la vittoria contro il Monza,
soffermandosi sulla capacità della squadra di adattarsi alle diverse situazioni
di gioco, sulla condizione di Kevin De Bruyne e sull’importanza del successo in
una fase particolarmente impegnativa della stagione. La vittoria contro il Monza e la gestione della partita «Credo che il Napoli stia attraversando una fase di
cambiamento, uno switch che riguarda anche il modo di interpretare le partite.
Contro il Monza serviva una prestazione di gestione, con meno momenti di
burrasca rispetto a quanto visto in altre occasioni. Secondo me, Allegri ama
questo tipo di partite: lo ha detto anche in conferenza stampa. Le gare contro
il Bodø/Glimt e la Roma sono state spettacolari per uno spettatore neutrale, ma
un allenatore apprezza anche la capacità di palleggiare quando serve,
abbassarsi quando è necessario difendere con un blocco basso e capire cosa fare
in ogni momento. L’intelligenza calcistica consiste proprio nell’adattarsi alle
situazioni, senza avere un solo modo di giocare. La partita contro il Monza era
particolarmente scomoda anche per il calendario: arrivava dopo due gare molto
intense, con la Juventus all’orizzonte e successivamente la trasferta di Porto.
Era un impegno che poteva nascondere delle insidie e chiuderlo già intorno al
sessantesimo minuto è stato un risultato importante. Il Napoli ha saputo
gestire la gara e portare a casa una vittoria preziosa». De Bruyne, un valore enorme per il Napoli «Mi dispiace essere banale, ma in questo momento De
Bruyne è tantissimo. È la prima volta che lo vedo stare così bene da quando è
arrivato a Napoli. Durante la partita ci sono stati alcuni episodi che mi hanno
fatto capire quanto sia in condizione. In una situazione di gioco è arrivato
sul pallone in anticipo rispetto a un avversario più giovane, nonostante la
differenza d’età, conquistando anche un fallo. In quel momento ho pensato:
“Come sta bene De Bruyne!”. Mi ha dato proprio la sensazione di un giocatore al
massimo. La qualità tecnica è fuori discussione, ma quello che colpisce è anche
la capacità di eseguire gesti che altri calciatori non riescono nemmeno a
immaginare. Ha messo palloni straordinari, con tocchi d’esterno delicatissimi,
capaci di mandare i compagni in profondità e creare occasioni pericolose. Anche
il gol è arrivato con un inserimento e una conclusione di grande freddezza. De
Bruyne è un valore enorme per il Napoli, forse persino sottovalutato perché
finora non lo abbiamo visto con continuità al livello che ci si aspettava. Ci
siamo quasi dimenticati il giocatore che era al Manchester City. Se riuscirà a
ritrovare anche solo una parte di quella versione, il Napoli potrà divertirsi
parecchio nei prossimi mesi». Un Napoli potenzialmente molto divertente «Credo che il Napoli sia una squadra potenzialmente
divertentissima. So che in questa prima parte di stagione ha suscitato dubbi e
qualche preoccupazione, ma ci sono tanti elementi che possono far pensare a una
crescita importante. La capacità di cambiare atteggiamento in base
all’avversario è un aspetto positivo, perché dimostra che la squadra può
trovare soluzioni differenti. De Bruyne, in particolare, vede il calcio in
maniera diversa rispetto agli altri. Quando un giocatore riesce a leggere le
situazioni con una prospettiva così particolare, cambia il modo in cui
interpreta ogni azione. Noi possiamo provare a capire quello che fa, ma entrare
davvero nella sua testa è impossibile. La sua qualità, però, è evidente e può
rappresentare un fattore decisivo per tutta la squadra». Landucci al posto di Allegri: cosa cambia in panchina «Mi aspettavo che la presenza di un allenatore diverso in
panchina potesse incidere meno, soprattutto a questi livelli. Invece,
ascoltando anche le considerazioni fatte nel prepartita, è emerso che qualcosa
cambia davvero. Landucci è stato molto presente e comunicativo, con indicazioni
continue durante la gara. Allegri tende a intervenire in maniera differente: dà
indicazioni, ma non necessariamente accompagna ogni momento della partita con
la stessa intensità vocale. Landucci, invece, si è fatto sentire molto, guidando
i giocatori azione dopo azione. Naturalmente non spetta a me giudicarne il
lavoro: ha una grande esperienza e lavora da anni al fianco di Allegri, quindi
conosce perfettamente il contesto e le dinamiche della squadra. Il suo
intervento nel postpartita mi è sembrato significativo. Allegri è spesso il
primo a chiedere di migliorare, ad assumersi le responsabilità e a sottolineare
ciò che non ha funzionato. È un atteggiamento che mescola autocritica, ironia e
senso di responsabilità. Landucci, invece, ha voluto ricordare anche gli
aspetti positivi, sottolineando le vittorie ottenute e il percorso della
squadra. Mi è sembrato un modo per contrastare un clima di negatività che, a
suo giudizio, rischia di diventare eccessivo. Il messaggio era chiaro: il
Napoli può e deve migliorare, ma non bisogna ignorare quello che sta facendo.
Ho apprezzato questa sua funzione, perché ha cercato di restituire fiducia al
gruppo e di valorizzare i risultati raggiunti». L’infortunio di Lobotka: la preoccupazione dalla panchina «Durante l’infortunio di Lobotka ho notato soprattutto le
espressioni dei componenti della panchina, i confronti tra i medici e le
domande dei compagni. La sensazione era quella di una certa preoccupazione.
Quando si verifica un episodio del genere, la prima cosa che si cerca di capire
è se la caviglia si sia girata e quanto possa essere seria la conseguenza.
Riguardando l’azione, si vede che la caviglia subisce una rotazione e rimane in
una posizione innaturale. È comprensibile, quindi, che il dolore sia stato
importante. In un primo momento mi era persino venuto il dubbio che potesse
essere coinvolto il ginocchio, ma l’impressione ricavata dalle immagini è che
il problema riguardi la caviglia. Bisogna comunque aspettare gli esami
strumentali per capire l’entità dell’infortunio e stabilire i tempi di
recupero. Il fatto che si parli di un trauma distorsivo è un elemento da
valutare con attenzione, senza però anticipare conclusioni. Soltanto gli
accertamenti potranno chiarire la situazione». Varela, un talento in crescita che piace al Napoli
«Ho seguito Varela con attenzione in questa prima parte
della stagione, anche perché ho avuto spesso modo di vedere il Monza. La cosa
che mi colpisce maggiormente è la sua crescita: è un classe 2005 e sta
migliorando sotto tanti punti di vista. Per un attaccante, soprattutto per una
prima punta, l’esperienza conta moltissimo. Spesso il momento migliore della
carriera arriva più avanti, perché il ruolo richiede mestiere, conoscenza dei
movimenti e anche una certa maturità fisica. Varela, invece, sta già mostrando
progressi evidenti. Alcune giocate e determinate capacità di assumersi
responsabilità non erano così sviluppate all’inizio della stagione. Oggi prova
conclusioni, attacca gli spazi e si prende iniziative con maggiore convinzione.
È un percorso di crescita che considero molto interessante. Secondo me è già
pronto per misurarsi con il massimo livello, anche se bisogna ragionare con
attenzione su quale possa essere la soluzione migliore per il suo futuro. Non
so se trasferirsi a gennaio in una grande squadra per ricoprire il ruolo di
alternativa sia necessariamente la scelta ideale. Restare al Monza fino al
termine della stagione potrebbe consentirgli di continuare a giocare con
regolarità e completare il proprio percorso di maturazione. Per quanto riguarda
la convivenza con Højlund, bisogna distinguere il valore del giocatore dalla
compatibilità tattica. Varela è un profilo interessante, ma per capire come
potrebbe inserirsi nel Napoli servirebbe valutare concretamente le esigenze
della squadra e il ruolo che gli verrebbe affidato. La sua crescita, comunque,
è sotto gli occhi di tutti e sarà interessante vedere come proseguirà nei
prossimi mesi».
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