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SABATO 12 SETTEMBRE 2026 - REDAZIONALE

DE LAURENTIIS, L’UOMO DEL FUTURO CHE HA SCELTO IL PASSATO


Oggi il calcio più moderno racconta un'altra storia


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Aurelio De Laurentiis è, senza dubbio, un visionario. Lo è stato nel cinema e lo è stato nel calcio. Ha avuto intuizioni che spesso sono arrivate prima degli altri, ha capito che il Napoli poteva diventare qualcosa di molto più grande di una semplice squadra che era, ha costruito un modello imprenditoriale che ha saputo resistere alle mode, alle crisi, agli errori e persino alle proprie contraddizioni.

De Laurentiis, insomma, è un uomo che spesso vive nel futuro, ma proprio per questo la scelta dell'allenatore lascia una sensazione straniante, perché nel momento in cui il calcio europeo corre verso una nuova idea di gioco, il Napoli ha scelto di affidarsi a Massimiliano Allegri.

Non è una questione di curriculum, Allegri ha vinto, non è nemmeno una questione di incapacità: sarebbe assurdo sostenere che non sappia allenare. Il problema è un altro: Allegri rappresenta una concezione del calcio che appartiene a un'altra stagione. È il calcio della gestione, del controllo, dell'attesa, dell'interpretazione della partita più che della sua costruzione. Un calcio nel quale spesso la prima preoccupazione è non concedere, prima ancora di capire come dominare, questo stona terribilmente con Napoli.

Oggi il calcio più moderno racconta un'altra storia.

Racconta Cesc Fàbregas, racconta Mikel Arteta, racconta Luis Enrique e tanti altri allenatori che hanno trasformato la panchina in un laboratorio: pressing, costruzione dal basso, occupazione degli spazi, aggressività, coraggio, dominio del pallone e soprattutto un'idea riconoscibile di calcio. Attenzione, non significa che quel calcio vinca sempre, ma è il calcio che prova a costruire il futuro.

Napoli, più di tante altre piazze, aveva bisogno esattamente di questo.

Napoli non è una città che vive di prudenza.

Napoli è movimento, rumore, contraddizione, fantasia, improvvisazione, energia. È una città che può trasformare una strada in un teatro e una partita in una religione. È vitalità allo stato puro.

Affidarle un allenatore che sembra avere come prima necessità quella di abbassare il volume rischia di essere una contraddizione quasi filosofica. È come mettere un sonnifero dentro una moka.

Non perché Allegri sia un cattivo allenatore, ma perché il Napoli aveva bisogno di qualcuno capace di svegliarlo, non semplicemente di amministrarne il sonno. Inoltre c'è  un altro aspetto, forse ancora più interessante, per Allegri, Napoli sarebbe stata l'occasione della vita. Dopo gli ultimi anni, dopo il progressivo logoramento della sua immagine e di un certo modo di intendere il calcio, una panchina come quella del Napoli avrebbe rappresentato la possibilità di riscrivere la propria storia, di  dimostrare che quel calcio non era finito, che non apparteneva al passato, che poteva ancora essere vincente, qui la scelta diventa profondamente tradizionalista.

De Laurentiis, l'uomo che spesso ha avuto il coraggio di anticipare il mercato, stavolta ha scelto un uomo che aveva bisogno del Napoli più di quanto il Napoli avesse bisogno di lui.

È una differenza enorme.

Il Napoli non aveva bisogno di qualcuno che cercasse una redenzione. Aveva bisogno di qualcuno che avesse già gli occhi puntati sul prossimo capitolo del calcio, perché dopo aver vinto, dopo aver costruito, dopo aver dimostrato di poter arrivare in cima, la domanda non dovrebbe essere: come torniamo a vincere? La domanda dovrebbe essere: come facciamo a rimanere avanti mentre tutti gli altri ci raggiungono?

Qui  il De Laurentiis visionario sembra improvvisamente scomparire, quello che ha saputo vedere prima degli altri il Napoli del futuro, per scegliere il suo allenatore, ha guardato nello specchietto retrovisore.

La vera scommessa della stagione non sarà nemmeno capire se Allegri vincerà o perderà, sarà capire se il Napoli riuscirà a diventare qualcosa che il suo stesso allenatore, per cultura calcistica e filosofia, non rappresenta più, perché si può vincere anche giocando un calcio antico, ma c'è una cosa che Napoli non dovrebbe mai permettersi di perdere: la sensazione di essere già domani mentre gli altri sono ancora oggi.

A cura di Luigi Pezzella