A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento ai microfoni di Radio
Punto Nuovo, il Professore Enrico Castellacci ha
analizzato il problema di aritmia riscontrato da Scott McTominay,
spiegando la natura della patologia, le modalità dell’intervento e i tempi
previsti per il ritorno all’attività agonistica. “Cerco innanzitutto di rassicurare tutti: non si tratta
di una patologia grave, ma di una patologia lieve. Per questo viene definita
un’aritmia benigna. È importante sottolineare proprio il termine “benigna”,
perché significa che non siamo di fronte a una condizione maligna o
particolarmente pericolosa. Un’aritmia, per spiegarla in maniera molto semplice, è
un’alterazione del normale ritmo dei battiti cardiaci. Esistono aritmie
sopraventricolari e ventricolari, ma senza entrare troppo nei dettagli possiamo
dire che quelle sopraventricolari sono generalmente meno pericolose. In questi
casi il cuore può iniziare a battere molto più velocemente e si possono
verificare delle crisi che, normalmente, durano poco e tendono a regredire
spontaneamente. Sono episodi che il giocatore avverte, ma che
generalmente si risolvono da soli. La cosa positiva è che, quando necessario,
esistono interventi relativamente leggeri e poco invasivi per risolvere il
problema. Mi riferisco, in particolare, all’ablazione a campo pulsato. In
maniera molto semplice, questa tecnica utilizza impulsi elettrici brevissimi e
ad alta intensità che vanno a colpire le cellule responsabili dell’aritmia.
Questi impulsi provocano una lesione selettiva di quelle cellule, eliminando di
fatto il tessuto che genera l’alterazione del ritmo. È una procedura che richiede poco tempo e che,
generalmente, offre risultati molto buoni. Nel giro di circa un mese il
problema può essere risolto e il giocatore può tornare progressivamente
all’attività agonistica. Una volta completato il percorso, se l’intervento ha
avuto l’esito atteso, non ci sono normalmente conseguenze particolari sulla
carriera del calciatore. Il termine “benigna” è importante anche per questo
motivo. Non parliamo di una patologia che crea necessariamente grandi problemi,
tant’è che il giocatore ha continuato a giocare e a esprimersi fisicamente a
buoni livelli. Chiaramente può avere queste piccole crisi, che tendono a
risolversi spontaneamente, ma che il calciatore può percepire. Se si interviene attraverso l’ablazione e si eliminano le
cellule che sono all’origine dell’aritmia, il ragazzo può tornare a una
condizione assolutamente normale e, in linea generale, non dovrebbe avere
problematiche collaterali in futuro. Per quanto riguarda il recupero, nei primi giorni dopo
l’intervento è necessario un periodo di riposo, dopodiché si può ricominciare
progressivamente con la normale attività fisica. Il cuore e l’organismo devono
comunque riadattarsi allo sforzo. Non essendoci più quelle cellule che
provocavano l’alterazione del ritmo, il giocatore deve ritrovare gradualmente
il proprio equilibrio fisiologico.
In genere possono essere necessari circa 30-40 giorni per
completare questo riadattamento allo sforzo e al movimento. Solitamente è un periodo
più che sufficiente. In questo caso, inoltre, potrebbe essere un vantaggio
avere a disposizione una ventina di giorni di pausa legati alla sosta per le
Nazionali, perché il calendario del campionato prevede uno stop che può essere
sfruttato“.
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