A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
L’ex attaccante del Napoli, oggi al Galatasaray, Victor
Osimhen, ha raccontato a The Players Tribune la sua carriera e il periodo
vissuto in azzurro, ripercorrendo momenti indimenticabili e il rapporto con la
città e con l’allenatore Luciano Spalletti. “Quando ho lasciato il Lille, ero perso. Quando sono
arrivato a Napoli, ho ritrovato me stesso. Devo ringraziare questa città, i
tifosi e i miei compagni di squadra per aver rimesso in sesto la mia vita.
Spalletti era come un padre per me. Quando sbagliavo qualcosa mi rimproverava
duramente. Però giuro che nel profondo credeva in me. Pensava che potessi
diventare il migliore al mondo. In una partita segnavo due gol; nello
spogliatoio veniva da me, fronte contro fronte. Quando voleva dirti qualcosa,
avvicinava la testa alla tua, quasi sussurrando… «Ca*zo! Oggi potevi farne
quattro. Domani ti faccio vedere il video». La cosa interessante è che avevamo perso lo zoccolo duro
della squadra. Ma poi sono arrivati Kvara, Raspa e Kim Min-jae, e tutti
pensavano: ‘Hmm… interessante.’ Abbiamo iniziato la stagione giocando un calcio
così straordinario che dico sempre: agli allenamenti hanno iniziato a venire le
nonne. A Napoli funziona così: più vai bene in campo, più le persone che vedi a
bordo campo sono anziane. All’inizio vengono solo i gruppi di tifosi, i
giovani. Poi i giovani con i loro padri. Poi figlio, padre e nonno. Ma quando a
Napoli vai in testa al campionato, all’improvviso arrivano agli allenamenti
anche le nonne in sedia a rotelle. Spalletti? Non potevamo lamentarci, perché in quel periodo il mister
dormiva nel suo ufficio. Si era fatto mettere un lettino. Come in caserma.
Aveva una moglie che lo aspettava a casa, ma per cinque mesi ha dormito lì.
Prima delle grandi partite ci diceva sempre: «Non capite cosa succederà se
vincete lo scudetto. Io… il mio nome forse sarà ricordato per 2–3 anni. Ma voi
giocatori… il vostro nome sarà ricordato finché diventerete vecchi». Tutti mi chiedono sempre del gol che ha chiuso il
campionato. Sì, ho segnato. È stato incredibile. Ma eravamo in trasferta. Non
abbiamo capito davvero cosa avevamo fatto finché non siamo tornati in città e
abbiamo visto l’emozione della gente. Non si può descrivere a parole. Poco
prima di vincere il titolo, fuori dal centro sportivo c’era una grande folla di
tifosi. Ho fermato la macchina e ho stretto la mano a qualcuno. Un uomo con suo
figlio teneva il telefono in alto. Voleva mostrarmi un video. Era un video dei
tempi di Maradona. Anni ’80. L’uomo non parlava una parola di inglese. Aveva
gli occhi pieni di lacrime. Portare il primo Scudetto al Napoli dopo 33 anni è
storia”.
|