A cura di: Redazione
Fonte: kisskissnapoli.it
Ecco le parole di Mathias
Olivera, intervistato da Carlo Alvino, per Kiss Kiss Napoli: Hai avuto modo di conoscere da
vicino mister Allegri. Mi fai un bilancio della tua prima conoscenza con il
mister? Cosa vi chiede? Che cambiamenti hai notato tra Conte e Allegri? “Bene,
bene. Abbiamo trovato un grande allenatore, con una grande esperienza, e
impariamo tutti i giorni. È vero che sono arrivato nel secondo ritiro e ancora
sto facendo allenamento, cercando di capire che cosa vuole lui”. Se dovessimo chiederti di
giocare centrale, te la sentiresti? È il tuo ruolo o dovresti adattarti? “Certo,
se la squadra ha bisogno di giocare lì, gioco lì. La mia posizione dipende
ovviamente da quello di cui ha bisogno la squadra. Io sono sempre lì con il
compagno, cercando di aiutare”. Quella famosa garra charrúa
riesci a metterla in campo sempre e comunque, da uruguaiano? “Certo,
abbiamo nel sangue quel tipo di garra, ma ovviamente dipende. In qualche
partita non si può vedere o non esce, ma cerco sempre di sudare la maglia. Come
ho fatto fin dall’inizio del mio quinto anno: sono tanti anni e il tempo vola.
Ho sempre cercato di sudare la maglia e di dare tutto per il Napoli, perché
sono sempre grato per il trattamento che ho ricevuto, per i tifosi, per la
città e per il club”. Il Mati Olivera bambino, che
giocava a calcio in Uruguay, sognava di diventare un terzino sinistro come chi?
Qual è stato il tuo esempio? “Il lavoro, l’umiltà e il sacrificio
hanno fatto tutto per permettermi di essere oggi qui e di vincere due scudetti
e una Supercoppa: una cosa che sognavo da piccolo come calciatore. Ho avuto la
fortuna di vincere e di essere ancora qui”. C’era un modello a cui ti
ispiravi? C’era un calciatore che ti piaceva da bambino? “Sì, ho
sempre guardato Martín Cáceres. È stato un calciatore che mi è piaciuto molto,
ma ce ne sono tanti”. Qual è la dote principale che
deve avere oggi un difensore come te, in un campionato difficile e tattico come
la Serie A? “Oggi mi sembra che un calciatore debba avere tutto per
stare al livello che c’è oggi. Si tratta sempre di lavorare per migliorare
tutto quello che manca e cerco di farlo tutti i giorni”. Cinque anni a Napoli, due
scudetti, una Supercoppa, tre allenatori bravissimi come Spalletti, Conte e
Allegri. Ma c’è un avversario che ti ha messo più degli altri in difficoltà,
magari in Champions o in campionato? “Sono tante le squadre. In
questi ultimi anni la Serie A ha avuto diversi campioni ed è stata
caratterizzata da tante squadre che lottano per lo scudetto. Ma soprattutto, in
questi ultimi anni, l’Inter. Siamo stati bene quando abbiamo giocato contro di
loro, ma è una delle squadre più forti”. Hai detto una cosa bellissima:
sono cinque anni in maglia azzurra e sono tanti, perché neanche tu te
l’aspettavi. Quando hai firmato con il Napoli, immaginavi di avere una carriera
così lunga e vincente con la maglia azzurra? “Sì, è incredibile.
Quando sono arrivato, non avrei mai immaginato di vivere tutto ciò che abbiamo
vinto, insieme ai compagni e alla squadra. È incredibile: abbiamo fatto
grandissime cose e vogliamo continuare così”. Napoli è quella che raccontano
gli altri o Napoli è quella che puoi raccontare tu ai tuoi amici e ai tuoi
parenti? “Napoli mi ha dimostrato tanto. La città è un mondo a
parte, soprattutto per come si vive il calcio. Sono molto felice. Anche la mia
famiglia e i miei amici, quando vengono qua, si sentono come in Uruguay. Sono
felice di essere qui”. Come si fa a gestire la
pressione di una città che vive di calcio 24 ore su 24, 365 giorni all’anno? “Sono
un po’ abituato, ma dobbiamo capire i tifosi. Noi capiamo veramente quello che
sentono loro, perché quando eravamo piccoli stavamo dall’altra parte della
tribuna e lo capiamo”. Siamo in chiusura, il ritiro
volge al termine. C’è ancora Napoli-Aris di Salonicco. Lo stadio di Castel di
Sangro è tutto esaurito, il tuo appello ai tifosi? “Ci
sono a ogni allenamento qui a Castel di Sangro ed è veramente bellissimo.
Domani chiudiamo il ritiro con questa partita e speriamo che tutti possano
vederla”. Il tuo obiettivo personale
coincide con quello del Napoli? “Se alla squadra va bene, sicuramente va
bene anche a me. Lotteremo fino alla fine, partita dopo partita, e vediamo dove
arriviamo”.
C’è un proverbio in Italia che
dice che non c’è due senza tre. Non so se esiste anche in Uruguay. Il tuo “non
c’è due senza tre” è legato ai due scudetti. “Sì, si dice questa
frase anche da noi. Speriamo, come abbiamo fatto l’anno scorso e negli anni in
cui abbiamo vinto gli scudetti, di andare avanti partita dopo partita, senza
fretta, e di vedere dove possiamo arrivare”.
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