A cura di: Ciro Gaipa
Fonte: Napolicalcionews.it
L'apprensione dei tifosi del Napoli nelle ultime settimane è
cresciuta dopo le difficoltà registrate su alcuni obiettivi di mercato.
Giocatori come Gila e Khalaili sembrano ormai destinati rispettivamente a Milan
e Inter, mentre la trattativa per Zeballos resta in una fase di stallo. Una
situazione che ha alimentato il timore che il club non abbia la forza economica
per intervenire. In realtà, il problema non è la disponibilità finanziaria, ma
il rispetto degli equilibri di bilancio e dei parametri di sostenibilità
imposti dalla UEFA. Mercato Napoli, perché gli azzurri sono fermi Il primo ostacolo riguarda l'organico. Attualmente il Napoli
conta circa 47 calciatori sotto contratto e il presidente Aurelio De Laurentiis
ha già indicato la necessità di ridurre sensibilmente questo numero, parlando
di circa 25 uscite. Le cessioni, però, non servono esclusivamente a generare
incassi dai cartellini. L'obiettivo principale è abbattere il costo del lavoro
e alleggerire il monte ingaggi. In quest'ottica, gli esuberi rappresentano un
fattore determinante: calciatori come Lindstrom (3,39 milioni di euro di costo
a bilancio), Folorunsho e Olivera (2,78 milioni ciascuno), Ngonge e Cajuste
(1,77 milioni ciascuno) sono esempi di giocatori che, pur non essendo tra gli
stipendi più elevati della rosa, incidono comunque sul costo complessivo del
personale. La loro eventuale cessione consentirebbe al Napoli di recuperare
margini economici e contabili indispensabili per programmare nuovi innesti. Accanto agli esuberi, pesa inevitabilmente anche la
struttura salariale della prima squadra. Sono soprattutto gli ingaggi lordi dei
giocatori di maggior rilievo a incidere sul costo del lavoro: Kevin De Bruyne
comporta un costo annuo di circa 13,89 milioni di euro, Romelu Lukaku 10,25
milioni, Matteo Politano 8,1 milioni, David Neres 6,49 milioni, Vanja
Milinkovic-Savic 5,32 milioni e Lorenzo Lucca 4,63 milioni. Per questo motivo il Napoli è chiamato a compensare
tali uscite economiche attraverso la cessione degli esuberi e la riduzione del
monte ingaggi complessivo.
Il secondo grande vincolo è rappresentato dalle norme UEFA
sulla sostenibilità finanziaria. Il Napoli ha già superato la soglia del 70%
del rapporto tra costo del lavoro e ricavi, motivo per cui nella scorsa
sessione invernale il club ha operato sostanzialmente a saldo zero. Gli ultimi
bilanci virtuosi hanno evitato sanzioni, ma un eventuale mantenimento di questi
livelli potrebbe comportare nuove restrizioni nelle prossime finestre di
mercato, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a limitazioni sulle operazioni
in entrata, come accaduto ad altri club europei. A tutto questo si aggiunge il
peso degli ammortamenti derivanti dagli investimenti effettuati nelle ultime
stagioni, che continuano a incidere sul bilancio. È proprio la somma di questi
fattori a spiegare perché, oggi, il Napoli debba necessariamente concentrarsi
prima sulle uscite e solo successivamente potrà tornare a muoversi con
decisione sul mercato in entrata.
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