A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo,
lo scrittore Maurizio de Giovanni ha raccontato il significato
del film dedicato al centenario del Napoli, spiegando come il
progetto voglia rappresentare soprattutto l’emozione e il legame identitario
che unisce la squadra alla città e al suo popolo. «Il film sul centenario? È il racconto di
una passione. Non è il racconto didascalico dei cento anni del Napoli, con
tutte le date, gli eventi e la storia del club. È il racconto di un’emozione
attraverso quattro personaggi principali, che rappresentano quattro diverse
generazioni di tifosi del Napoli. C’è una donna, c’è un ragazzo, c’è un
professore di una certa età, intorno ai settant’anni, e c’è il proprietario di
un bar che ha vissuto per molto tempo all’estero. Sono quattro punti di vista e
quattro modi diversi di vivere una passione potentissima. Attraverso questi
personaggi e gli straordinari attori che partecipano al progetto raccontiamo
quindi la storia di un’emozione. Il tifo per il Napoli? Noi napoletani lo
sappiamo bene: quando siamo malati per il Napoli, capiamo che il tifo è davvero
una malattia. Ed è una malattia che si contrae geneticamente, attraverso un
padre, una madre, un fratello maggiore, oppure per contagio. Ho visto diventare
tifose del Napoli persone che a Napoli non erano neanche nate o che non avevano
origini napoletane e che, a un certo punto, sono diventate irriducibilmente
legate a questa squadra e a questa città. Questo è quello che dobbiamo
raccontare: una passione diversa dalle altre, un tifo diverso dagli altri,
perché è profondamente identitario. Napoli e il Napoli? Abbiamo un sentimento
molto profondo nei confronti della città e quindi della squadra, perché il
Napoli rappresenta il territorio in maniera evidente. La storia del club lo
dimostra. In alcuni momenti il Napoli è stato addirittura una forza motrice per
la città. Ricordo gli anni di Diego, quando il Napoli arrivava da un periodo
terribile come quello successivo al terremoto, una fase profondamente
distruttiva. Con Diego e con quel Napoli vincente, la squadra è diventata una
forza motrice per la città e ha contribuito a restituire entusiasmo e orgoglio. Poi è successo anche il contrario: la città ha cominciato
a proporre con forza il proprio marchio, la propria bellezza e la propria
identità, e oggi la squadra è diventata una testimone di questa bellezza. Il
pericolo è che ci si abitui troppo a tutto questo, arrivando a pensare che il
Napoli debba necessariamente essere sempre in cima, vincente e tra le grandi.
Non è così. Il Napoli deve lottare per conquistare quella posizione e per
mantenerla. La gestione De Laurentiis? Dobbiamo essere
consapevoli del percorso fatto. La gestione di Aurelio De Laurentiis ha portato
il Napoli a essere stabilmente in Europa, ma bisogna anche ricordare che non
tutte le società hanno le stesse possibilità economiche. Ci sono proprietà che
possono investire cifre enormi e capitalizzare rapidamente sul territorio,
mentre Napoli non ha questa condizione. Per questo dobbiamo stare attenti a
tutto e soprattutto goderci le vittorie. Le vittorie non ce le porta Babbo
Natale: arrivano soltanto attraverso molta oculatezza, attenzione e lavoro.
Servono capacità imprenditoriali e capacità di costruire, come quelle messe in
campo da De Laurentiis e da tutto il board dirigenziale. Il Napoli di oggi? Dopo Conte non c’erano
poi così tante grandi alternative. Prendere un allenatore che non aveva mai
allenato a un certo livello sarebbe stato sicuramente rischioso. Lo abbiamo
visto anche in altre situazioni: un allenatore giovane, con idee molto
interessanti e grande attenzione tattica, può comunque andare incontro a un
fallimento. Immaginiamo quindi cosa sarebbe potuto accadere al Napoli affidando
la squadra, dopo Conte e dopo un biennio nel quale era arrivato un secondo
posto e una Supercoppa, a un tecnico senza un curriculum importante. Allegri, invece, ha sicuramente il curriculum giusto. Da
qui a dire che andrà bene o andrà male, però, nessuno può saperlo. Di certo la
squadra ha delle carenze. Ha una media d’età piuttosto alta e uno storico di
infortuni abbastanza rilevante, che purtroppo si è confermato anche quest’anno
in continuità con la stagione precedente. Abbiamo già avuto tre infortuni che
hanno richiesto un intervento chirurgico e quattro o cinque infortuni seri tra
problemi traumatici e muscolari. Oggi sentivo anche che Spinazzola non si è
allenato. Ha 33 anni e un passato abbastanza turbolento dal punto di vista
degli infortuni. Nel frattempo c’è anche Gutiérrez, che probabilmente era
destinato a essere il titolare in quel ruolo.
La partita con la Fiorentina? È
fondamentale vincerla per arrivare alla lunga sosta con un risultato positivo.
La pausa consentirà di recuperare alcuni degli infortunati, ma soprattutto
permetterà di alimentare il morale dopo le tre sconfitte consecutive. Questa
partita, quindi, è più importante della partita stessa. Al di là dei tre punti
in palio, sarà fondamentale per il morale che il Napoli porterà con sé durante
la sosta e per il modo in cui la squadra potrà affrontare la ripartenza».
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