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VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2026 - INTERVISTE

NAPOLI, DE GIOVANNI SUL FILM DEL CENTENARIO: "RACCONTIAMO UNA STORIA D’EMOZIONE"


"Il Napoli deve lottare per restare tra le grandi"


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, lo scrittore Maurizio de Giovanni ha raccontato il significato del film dedicato al centenario del Napoli, spiegando come il progetto voglia rappresentare soprattutto l’emozione e il legame identitario che unisce la squadra alla città e al suo popolo.

«Il film sul centenario? È il racconto di una passione. Non è il racconto didascalico dei cento anni del Napoli, con tutte le date, gli eventi e la storia del club. È il racconto di un’emozione attraverso quattro personaggi principali, che rappresentano quattro diverse generazioni di tifosi del Napoli. C’è una donna, c’è un ragazzo, c’è un professore di una certa età, intorno ai settant’anni, e c’è il proprietario di un bar che ha vissuto per molto tempo all’estero. Sono quattro punti di vista e quattro modi diversi di vivere una passione potentissima. Attraverso questi personaggi e gli straordinari attori che partecipano al progetto raccontiamo quindi la storia di un’emozione.

Il tifo per il Napoli? Noi napoletani lo sappiamo bene: quando siamo malati per il Napoli, capiamo che il tifo è davvero una malattia. Ed è una malattia che si contrae geneticamente, attraverso un padre, una madre, un fratello maggiore, oppure per contagio. Ho visto diventare tifose del Napoli persone che a Napoli non erano neanche nate o che non avevano origini napoletane e che, a un certo punto, sono diventate irriducibilmente legate a questa squadra e a questa città. Questo è quello che dobbiamo raccontare: una passione diversa dalle altre, un tifo diverso dagli altri, perché è profondamente identitario.

Napoli e il Napoli? Abbiamo un sentimento molto profondo nei confronti della città e quindi della squadra, perché il Napoli rappresenta il territorio in maniera evidente. La storia del club lo dimostra. In alcuni momenti il Napoli è stato addirittura una forza motrice per la città. Ricordo gli anni di Diego, quando il Napoli arrivava da un periodo terribile come quello successivo al terremoto, una fase profondamente distruttiva. Con Diego e con quel Napoli vincente, la squadra è diventata una forza motrice per la città e ha contribuito a restituire entusiasmo e orgoglio.

Poi è successo anche il contrario: la città ha cominciato a proporre con forza il proprio marchio, la propria bellezza e la propria identità, e oggi la squadra è diventata una testimone di questa bellezza. Il pericolo è che ci si abitui troppo a tutto questo, arrivando a pensare che il Napoli debba necessariamente essere sempre in cima, vincente e tra le grandi. Non è così. Il Napoli deve lottare per conquistare quella posizione e per mantenerla.

La gestione De Laurentiis? Dobbiamo essere consapevoli del percorso fatto. La gestione di Aurelio De Laurentiis ha portato il Napoli a essere stabilmente in Europa, ma bisogna anche ricordare che non tutte le società hanno le stesse possibilità economiche. Ci sono proprietà che possono investire cifre enormi e capitalizzare rapidamente sul territorio, mentre Napoli non ha questa condizione. Per questo dobbiamo stare attenti a tutto e soprattutto goderci le vittorie. Le vittorie non ce le porta Babbo Natale: arrivano soltanto attraverso molta oculatezza, attenzione e lavoro. Servono capacità imprenditoriali e capacità di costruire, come quelle messe in campo da De Laurentiis e da tutto il board dirigenziale.

Il Napoli di oggi? Dopo Conte non c’erano poi così tante grandi alternative. Prendere un allenatore che non aveva mai allenato a un certo livello sarebbe stato sicuramente rischioso. Lo abbiamo visto anche in altre situazioni: un allenatore giovane, con idee molto interessanti e grande attenzione tattica, può comunque andare incontro a un fallimento. Immaginiamo quindi cosa sarebbe potuto accadere al Napoli affidando la squadra, dopo Conte e dopo un biennio nel quale era arrivato un secondo posto e una Supercoppa, a un tecnico senza un curriculum importante.

Allegri, invece, ha sicuramente il curriculum giusto. Da qui a dire che andrà bene o andrà male, però, nessuno può saperlo. Di certo la squadra ha delle carenze. Ha una media d’età piuttosto alta e uno storico di infortuni abbastanza rilevante, che purtroppo si è confermato anche quest’anno in continuità con la stagione precedente. Abbiamo già avuto tre infortuni che hanno richiesto un intervento chirurgico e quattro o cinque infortuni seri tra problemi traumatici e muscolari. Oggi sentivo anche che Spinazzola non si è allenato. Ha 33 anni e un passato abbastanza turbolento dal punto di vista degli infortuni. Nel frattempo c’è anche Gutiérrez, che probabilmente era destinato a essere il titolare in quel ruolo.

La partita con la Fiorentina? È fondamentale vincerla per arrivare alla lunga sosta con un risultato positivo. La pausa consentirà di recuperare alcuni degli infortunati, ma soprattutto permetterà di alimentare il morale dopo le tre sconfitte consecutive. Questa partita, quindi, è più importante della partita stessa. Al di là dei tre punti in palio, sarà fondamentale per il morale che il Napoli porterà con sé durante la sosta e per il modo in cui la squadra potrà affrontare la ripartenza».