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MERCOLEDÌ 28 GENNAIO 2026 - INTERVISTE

LOBOTKA: "CON CONTE LA PREPARAZIONE PIÙ DURA DELLA MIA VITA, MA SONO DIVENTATO PIÙ FORTE GRAZIE A LUI"


Il centrocampista azzurro ha parlato a The Athetic


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Stanislav Lobotka ha parlato a The Athletic alla vigilia della sfida di Champions League tra Napoli e Chelsea, soffermandosi sul suo percorso, sulle fonti di ispirazione e sul rapporto con Antonio Conte.

Le origini e i modelli di riferimento
«Da piccolo mi piaceva molto guardare il Barcellona. Era la squadra di Ronaldinho e Samuel Eto’o, con Deco a centrocampo e Frank Rijkaard in panchina. Amavo il modo in cui giocavano e come si divertivano in campo. In Slovacchia è difficile, non siamo un Paese come la Spagna. Ma sono stato fortunato: ho avuto un buon allenatore in ogni club».

Il suo modo di intendere il gioco
«Xavi, Andrés Iniesta e Sergio Busquets, Luka Modrić e Marco Verratti sono i giocatori che mi piacevano perché sono come me: piccoli, ma fortissimi sotto pressione, bravissimi nell’uno contro uno. Voglio gestire il gioco. Quando vedo che per cinque minuti è tutto troppo su e giù, nella mia testa mi dico: “Ok, ora è troppo aperta”. Tengo il pallone, organizzo la squadra, cerco di far riposare un po’ tutti e poi provo a creare occasioni. Guardo dove sono, vedo quali passaggi sono possibili. Se c’è un compagno con due o tre avversari addosso, so che è pericoloso. C’è un rischio. Dico: “No”».

Il rapporto con Antonio Conte
«Avevo parlato con Milan Skriniar, mio compagno in nazionale, che ha giocato con Conte all’Inter. Mi ha detto: “Non sarà facile, ma se fai tutto quello che vuole, a fine stagione avrai successo”. È stata la preparazione estiva più dura della mia vita. Ero stanchissimo. Ma sono diventato più forte fisicamente e mentalmente. Tutto aveva un senso. Il modo in cui ci prepara per ogni partita va esattamente come dice lui. Rende tutto più facile per i giocatori. Conte mi ha migliorato molto, soprattutto quando non abbiamo il pallone, ma anche quando lo abbiamo. Piccole cose che ti fanno pensare. Le provi in allenamento e poi succedono in partita. Vedi che aveva ragione e questo ti dà fiducia».

Anguissa e McTominay
«Sono bravi con la palla per quanto sono grandi. Scott è più box-to-box, Frank è molto forte. Entrambi attaccano l’area, entrambi sono forti di testa. So che posso dare palla a Frank anche sotto pressione: non la perde. Quando vedo Scott libero, cerco di servirlo perché ha un gran tiro ed è una buona occasione per segnare».

Su Hojlund
«Non credo ci siano molti attaccanti come Rasmus in questo momento. Corre tantissimo per essere una punta e lavora molto per la squadra. È davvero fastidioso per i difensori perché pressa sempre forte ed è velocissimo».

Napoli e lo Scudetto
«Per me Napoli è come una seconda casa. Mi sento napoletano perché sono qui da tanti anni. Il cibo è incredibile, la città, la gente, la mentalità. Sono davvero felice qui. Scudetto? È come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come festeggiava la gente ogni giorno. Era tutto chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo il presidente del Paese. “Grazie, Lobo!”».