A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento, l’ex centrocampista e
allenatore Michele Pazienza ha analizzato il momento del Napoli,
soffermandosi sui risultati ottenuti nelle prime giornate, sulle numerose
assenze e sul lavoro di Massimiliano Allegri. «È difficile dare giudizi definitivi a settembre. Il
Napoli è una squadra in costruzione e alla guida tecnica c’è Massimiliano
Allegri, un allenatore che tutti conosciamo e che ha sempre avuto un approccio
pratico e pragmatico, andando dritto al sodo. Per questo non mi soffermerei
troppo sui numeri, che sono certamente pesanti, ma sull’andamento complessivo
della squadra. Ora che ci si può fermare bisogna fare un’analisi approfondita
di tutte le situazioni da valutare, migliorare, registrare e sistemare. Credo che questa sosta arrivi nel momento giusto per
Allegri, che avrà il tempo per recuperare alcuni giocatori importanti che sono
venuti meno nella prima parte del campionato. Sono calciatori che anche nella
passata stagione hanno dato il proprio contributo e hanno permesso al Napoli di
mantenere le zone alte della classifica e disputare un grande campionato. Per
questo alcuni numeri, come i punti conquistati, possono essere giustificati
anche dalle assenze. Credo che oggi il Napoli stia facendo di necessità virtù.
Allegri sta cercando soprattutto di mantenere autostima e fiducia, puntando
sulla proposta che sta dando alla squadra e sull’equilibrio. Non farei quindi
un’analisi definitiva, perché siamo a settembre e siamo ancora in una fase
nella quale le squadre stanno costruendo il proprio percorso. Va anche ricordato che il Napoli ha affrontato squadre
molto forti. Ha incontrato l’Inter, il Como, l’Arsenal e altre formazioni che,
per valore del collettivo, sono sicuramente più avanti. Anche questo è un dato
che ha inciso sull’andamento iniziale del Napoli. Oggi, però, la squadra viene
da una vittoria contro il Bologna e da un pareggio su un campo difficile come
quello di Firenze. Al di là dell’inizio della Fiorentina, è arrivata una
prestazione che considero convincente. Il Napoli non ha avuto il dominio della
gara, ma ha provato in più occasioni a vincerla e non ci è riuscito. Almeno,
però, ci ha provato, nonostante le difficoltà legate alle assenze, alle
condizioni non ottimali di alcuni giocatori e al fatto che altri debbano ancora
dimostrare di meritare la maglia del Napoli. Penso, ad esempio, a Luca, che è stato preso di mira da
alcune testate giornalistiche e che è stato punzecchiato più volte anche
dall’allenatore. Credo però che sia stato fatto per stimolarlo a dare qualcosa
in più, perché oggi è necessario per poter indossare la maglia del Napoli. Poi
c’è Laxalt, che deve ancora capire che tipo di giocatore vuole essere, mentre
Meret deve ritrovare la migliore condizione dopo l’infortunio. È appena
rientrato e non ha ancora potuto dare l’apporto che ha sempre dato in questi
anni. Nel caso di Meret c’è anche una situazione extracampo
particolare, visto che è in scadenza di contratto. È una questione che andrebbe
sistemata quanto prima, perché il giocatore deve essere libero mentalmente per
potersi esprimere al meglio. Tutte queste situazioni vanno inserite
nell’analisi di quello che il Napoli ha fatto fino a oggi». La gestione di Allegri e la reazione dopo il pareggio di
Firenze? «Non so se Allegri abbia detto qualcosa di particolare
nello spogliatoio, ma se lo avesse fatto rientrerebbe assolutamente nella
normalità. È la logica di un allenatore che, nei momenti difficilissimi attraversati
dal Napoli dopo tre sconfitte, quando il morale era a terra e c’era una
pressione altissima nell’ambiente e probabilmente anche nella squadra, si è
presentato ai microfoni con una serenità incredibile. Io, nel vederlo, ero quasi incredulo e l’ho anche
invidiato, perché mi sono trovato diverse volte in situazioni del genere e
mantenere quella calma e quella serenità è una capacità unica. Nei momenti in
cui la squadra non andava bene, non riusciva a reagire e non riusciva a
ottenere il risultato, Allegri ha fatto quello che doveva fare. Allo stesso
modo, dopo un risultato positivo, può essere necessario alzare il livello di
attenzione per evitare che la squadra si senta appagata. Se ha avuto una reazione forte dopo il pareggio, credo
sia stato fatto per inserire qualche elemento di mentalità vincente. Non ci si
può accontentare di un pareggio quando si voleva vincere, ma bisogna cercare di
ottenere sempre il massimo. E quando arriva un risultato che non soddisfa,
bisogna mantenere dentro di sé quella rabbia che ti permette di arrivare alla
partita successiva con fame, cattiveria e voglia di conquistare i tre punti che
non sei riuscito a ottenere nella gara precedente. È la base dello sport
agonistico». Vergara? «Bisogna vedere come reagisce a una partita nella quale
la sua prestazione è stata sotto il livello abituale e come vive il momento
negativo della squadra. Bisogna capire come reagisce a queste situazioni. Chi
ha tutti gli elementi per fare una valutazione a 360 gradi è esclusivamente
l’allenatore. Se Allegri ha deciso di dargli questo minutaggio, evidentemente
ha fatto le proprie valutazioni sulla base di tanti elementi. Io ho visto Vergara subentrare contro l’Arsenal e, se
dovessi dire di aver visto un giocatore già pronto, all’altezza della situazione
e meritevole di qualche minuto in più, risponderei di no. Ma sarebbe troppo
limitativo giudicare il percorso di un calciatore sulla base di una sola
partita. Una delle valutazioni che l’allenatore potrebbe aver
fatto riguarda proprio l’atteggiamento che ho notato quando è entrato contro
l’Arsenal. Vergara ha caratteristiche particolarmente offensive, soprattutto
nella fase di possesso, ma in quella partita c’era tantissimo lavoro da fare
senza palla contro una squadra come l’Arsenal, abituata a determinati
meccanismi. Ho visto un giocatore troppo poco coinvolto sotto questo aspetto. Non vorrei però cadere nel discorso banale secondo cui un
giocatore offensivo non dovrebbe pensare alla fase difensiva. Io ho visto fare
questo lavoro anche a giocatori del Real Madrid, come Vinicius, e quindi mi
aspetto che possa farlo anche Vergara. È un ragazzo che può costruire un
percorso importante nella sua carriera, ma oggi deve inserire nel proprio
bagaglio anche questo aspetto agonistico». Lobotka-Gilmour e il doppio play? «Non posso risponderti da Michele Pazienza, devo farlo da
allenatore, altrimenti faccio fatica a darti una risposta. Se ti rispondessi da
tifoso del Napoli, direi che è sicuramente qualcosa di nuovo e inaspettato. Da
allenatore, invece, dico che l’utilizzo del doppio play, con due giocatori come
Lobotka e Gilmour, ti dà la possibilità in fase di impostazione di creare una
struttura che permette di attirare gli avversari e, allo stesso tempo, creare
spazio alle loro spalle. È una soluzione che può dare dei vantaggi e credo che
possa essere utilizzata anche in futuro. Del resto, ci sono tante squadre che
prediligono questo tipo di gioco nella fase di costruzione e di transizione,
portando i propri centrocampisti sulla linea difensiva. Il motivo è semplice:
il centrocampista è più portato alla costruzione del gioco, al passaggio tra le
linee, al cambio di gioco e alla verticalizzazione. Questa tipologia di soluzione permette quindi di avere
maggiore qualità in possesso, portando uomini sulla linea della difesa
avversaria e creando difficoltà agli avversari. Anche se porti un mediano o un
giocatore di fascia sulla linea difensiva o negli spazi che si creano alle
spalle dei centrocampisti avversari, questi ultimi sono costretti a seguirli e
ad avere un riferimento.
Questo permette ai propri attaccanti di avere più spazio
e maggiori possibilità di andare a cercare il pallone, soprattutto quando i
centrocampisti riescono a ricevere palla pulita sulla linea della difesa
avversaria. Per questo credo che il doppio play possa rappresentare una
soluzione interessante per il Napoli anche nel prosieguo della stagione».
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