A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
C'è una domanda che il 3-3 tra Napoli e Roma consegna a
chiunque voglia guardare oltre il risultato: quanto siamo davvero padroni delle
situazioni che crediamo di controllare? Il Napoli segna tre gol, va in vantaggio per 2-0, si fa
raggiungere, torna avanti sul 3-2 e subisce il pareggio a un passo dalla fine.
Non è una partita priva di qualità, né una squadra incapace di costruire
occasioni. È qualcosa di più complesso: la dimostrazione che saper produrre un
vantaggio non significa necessariamente saperlo conservare. La filosofia, il ragionamento, comincia proprio quando
smettiamo di accontentarci della spiegazione più immediata. Dire che il Napoli
è stato sfortunato può essere comprensibile, ma non è sufficiente. La sfortuna
spiega una parte dell'esperienza; non può diventare una risposta universale,
soprattutto quando certi problemi tendono a ripresentarsi. Bisogna distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non
dipende da noi. Non possiamo comandare il caso, impedire ogni errore arbitrale,
prevedere ogni rimbalzo o stabilire in anticipo come reagirà l'avversario,
possiamo però lavorare sulla preparazione, sulla concentrazione, sulle
decisioni e sulla capacità di reagire quando le circostanze cambiano. Applicata al calcio, questa distinzione è molto concreta. Il
Napoli non poteva decidere che la Roma smettesse di attaccare, poteva, invece,
cercare di gestire meglio le fasi in cui l'avversario aveva preso coraggio,
mantenere lucidità dopo aver subito il primo gol e non confondere il vantaggio
nel punteggio con la conclusione della partita. Il punto non è pretendere una squadra infallibile. L'infallibilità
non esiste, né nello sport né nella vita. Il punto è distinguere l'errore
inevitabile da quello che può essere corretto, l'imprevisto dalla vulnerabilità
ricorrente, la responsabilità degli altri dalla propria. La virtù, nella sua concezione etica, non è una
dichiarazione d'intenti: è una disposizione che si costruisce attraverso
l'abitudine e l'esercizio. Non si diventa coraggiosi pronunciando la parola
«coraggio», così come non si diventa solidi soltanto perché si possiede una
rosa di qualità. La solidità si dimostra nelle situazioni difficili, attraverso
comportamenti che devono diventare parte del modo di agire. Per una squadra, questo significa che la capacità di
difendere un risultato non può essere evocata soltanto negli ultimi minuti,
deve essere preparata, allenata, interiorizzata. Quando la pressione aumenta,
non sempre abbiamo il tempo di inventare una risposta: tendiamo a ricorrere a
ciò che abbiamo imparato a fare. Il 3-3, allora, pone al Napoli una questione che va oltre la
tattica. La squadra deve capire se i suoi cedimenti siano episodi isolati o
manifestazioni di un problema più profondo. Nel primo caso serviranno
correzioni puntuali; nel secondo sarà necessario ripensare abitudini e
meccanismi. In entrambi i casi, l'analisi dovrà essere più forte dell'orgoglio,
qui entra in gioco una delle tentazioni più umane: cercare una spiegazione che
ci assolva. È colpa dell'arbitro, di un rimbalzo, di una sostituzione, di un
avversario che ha avuto fortuna. A volte queste circostanze hanno davvero un
peso, ma se diventano l'unico racconto possibile, ci sottraggono la possibilità
di migliorare, perché chi attribuisce tutto agli altri consegna agli altri
anche il potere di decidere il proprio futuro. Assumersi la responsabilità, tuttavia, non significa
addossarsi ogni colpa, significa riconoscere con precisione la parte che ci
appartiene. È una differenza fondamentale: la colpevolizzazione produce
risentimento, mentre la responsabilità può produrre cambiamento. Anche il risultato va letto con equilibrio, il Napoli ha
segnato tre gol contro la Roma e ha mostrato qualità offensive; non sarebbe
razionale cancellare tutto questo, ma non sarebbe razionale neppure usare la
prestazione positiva per ignorare il modo in cui è sfuggita la vittoria. Una valutazione
matura riesce a tenere insieme due verità: la squadra ha fatto cose buone e ha
commesso errori che le sono costati punti. La filosofia non offre formule magiche per vincere le
partite. Offre, però, strumenti per non sprecare le sconfitte e i pareggi. Ci
insegna che il controllo assoluto è un'illusione, ma che da questa
consapevolezza non deve nascere la rassegnazione. Al contrario, proprio perché
non possiamo controllare tutto, dobbiamo prenderci cura con maggiore attenzione
di ciò che possiamo controllare. Il Napoli non poteva garantire che la Roma non avrebbe
segnato, poteva però cercare di diventare una squadra meno vulnerabile quando
il risultato era dalla sua parte. Questa è la differenza tra desiderare la
vittoria e costruire le condizioni per ottenerla. Il 3-3, dunque, non dimostra che il Napoli sia destinato a
fallire. Dimostra che il talento, da solo, non mette al riparo dalle proprie
contraddizioni e che la qualità più importante di una squadra non è quella di
non sbagliare mai, ma quella di riconoscere gli errori prima che diventino
un'abitudine. In fondo, vale anche fuori dal campo. Non sempre scegliamo
ciò che ci accade, ma quando un problema ritorna, arriva il momento di
scegliere che cosa farne: trasformarlo in una giustificazione oppure in una
lezione.
La partita con la Roma ha lasciato al Napoli due punti di
rammarico e una domanda più preziosa di qualsiasi recriminazione: "se
sappiamo dove perdiamo il controllo, che cosa siamo disposti a cambiare per
riprenderlo?". Il Napoli deve capire se e cosa cambiare. A cura di Luigi Pezzella
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