A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Nel corso del suo intervento, il consigliere comunale Nino
Simeone ha analizzato i progetti annunciati da Aurelio De Laurentiis
per il nuovo centro sportivo del Napoli a Qualiano e per uno stadio
nella zona orientale della città. «Sul progetto di De Laurentiis bisogna innanzitutto dire
che sono stati fatti tantissimi nomi. Ieri il presidente ha parlato di un
centro sportivo a Qualiano e di uno stadio nella zona orientale di Napoli,
indicando anche tempi di 24 mesi. Peccato che, almeno per quanto riguarda
Qualiano, il sindaco non ne sappia ancora nulla. Il minimo sarebbe che
l’amministrazione interessata fosse informata. Detto questo, parliamo di un investimento privato, o
almeno lo sarebbe, perché dobbiamo usare il condizionale. De Laurentiis aveva
parlato di investimenti simili anche in passato, a Caserta, a Marcianise e in
altri territori. Io mi attengo a quello che dice il presidente e non metto in
dubbio le sue parole, ma queste cose le sento da vent’anni. Più volte sono
state annunciate con gli stessi toni e gli stessi termini e poi, alla fine, ci
si è ritrovati a discutere delle responsabilità delle amministrazioni dei
comuni coinvolti. Ricordo Afragola, dove inizialmente il sindaco sembrava
molto favorevole, poi la situazione cambiò. Prima ancora c’erano stati Succivo,
Mugnano, Monterusciello, Torre del Greco e tanti altri luoghi. La prima pietra,
quella, l’abbiamo vista. Adesso bisogna capire dove verrà messa. Oggi siamo
arrivati a Qualiano e vediamo cosa succederà. Io faccio il tifo per De Laurentiis affinché si arrivi
davvero alla realizzazione del centro sportivo, perché ne ha bisogno la
squadra, non necessariamente la società, che è un soggetto privato. Ne ha bisogno
il Napoli. E un progetto del genere avrebbe anche un’importanza per tutto il
territorio, perché significherebbe rivalutare e riqualificare un’area a nord
della città che ne ha bisogno. Pensiamo a un centro sportivo con dieci campi, uffici,
palazzetti dello sport e tutte le strutture necessarie: ne gioverebbe tutta
l’area nord di Napoli. Naturalmente ci sono le autorizzazioni degli organi
competenti, la Soprintendenza, i Comuni e, eventualmente, anche alcune varianti
urbanistiche. Sono passaggi necessari. Se De Laurentiis dice che si può fare in
24 mesi, vedremo se riuscirà a farlo. Bisogna però capire anche che cosa significhi
concretamente questo piano di fattibilità e quali siano i tempi reali. Ho già
sentito parlare in passato di progetti e certificazioni, ma poi siamo rimasti
fermi lì. Per questo sono molto scettico e il mio sarcasmo nasce proprio da
questo scetticismo. Se il presidente dice che si farà, noi prendiamo atto delle
sue parole. Da parte mia, però, c’è anche il dovere istituzionale di mantenere
equilibrio». Il rapporto con De Laurentiis e la riqualificazione del
Maradona? «Ho ricevuto tante critiche in questi anni sulla
questione dello stadio Maradona. Spero che nei prossimi dieci o quindici giorni
Napoli possa diventare una delle cinque città italiane ospitanti di Euro 2032 e
che si possa partire avendo già la copertura finanziaria per la
riqualificazione dello stadio Diego Armando Maradona. Chi segue i social ha letto di tutto e sembrava quasi che
io fossi il nemico giurato di De Laurentiis. Non è così. Io non sono contro De
Laurentiis. Amo i colori della maglia della mia città e difendo la mia città.
Il problema è che il presidente non ha voluto partecipare al progetto di
riqualificazione del Maradona e ha scelto una strada diversa. Per quanto riguarda Euro 2032, il ministro Abodi ha
parlato dei requisiti necessari per ospitare la competizione e ha spiegato che
Napoli possiede i requisiti per l’eligibilità. In passato, però, lo stesso
ministro aveva avuto un approccio diverso rispetto alla riqualificazione del
Maradona. Mi sembra significativo che le dichiarazioni di De Laurentiis siano
arrivate proprio il giorno dopo quelle di Abodi. Evidentemente c’è anche una
componente caratteriale che influisce in determinate dinamiche. Noi siamo contenti
del fatto che si parli di investimenti e di strutture. Dopo Mugnano ci siamo
spostati un po’ più avanti e siamo arrivati a Quagliano. Vediamo cosa succederà». Napoli verso Euro 2032? «Credo che la decisione della UEFA possa arrivare nella
prima quindicina di ottobre. Sono tre le città italiane coinvolte e Napoli ha
già presentato il progetto esecutivo, quindi un progetto con le autorizzazioni
e la copertura finanziaria. Parliamo del progetto Panebianco, quello sul quale
abbiamo lavorato cercando di coinvolgere anche De Laurentiis, che ha scelto di
non partecipare. Va bene così. Noi siamo avanti rispetto ad altre città che devono
ancora presentare i propri progetti con le relative coperture finanziarie.
Abodi oggi vede Napoli come noi l’abbiamo sempre descritta. In passato siamo
stati criticati anche duramente per aver difeso la candidatura della città e
per aver sostenuto che Napoli dovesse restare dentro questo circuito
internazionale. L’Italia non può fare a meno di Napoli, oggi più che mai.
Napoli è un brand importantissimo. Abbiamo numeri enormi: parliamo di circa 980
mila residenti e di milioni di persone che quotidianamente circolano in città,
tra turisti, visitatori e persone che arrivano per i grandi eventi. Stiamo già ospitando e ospiteremo manifestazioni
importanti, c’è la Coppa America e ci sono artisti di livello internazionale
che vogliono venire a Napoli. È un momento molto positivo per la città. Secondo
me è un peccato che la comunicazione dell’amministrazione non riesca sempre a
mettere in evidenza queste cose, perché si finisce per parlare soprattutto
delle criticità, che naturalmente vanno raccontate, ma si rischia di perdere di
vista il quadro complessivo. Per esperienza maturata in questi ultimi venti o
trent’anni, posso dire che Napoli non è mai stata al centro dell’attenzione
internazionale come lo è oggi. I numeri sono enormi e sarebbe stato difficile
immaginare un evento sportivo internazionale come gli Europei del 2032 senza
Napoli». Gli investimenti privati e il rapporto con il Comune? «Il Comune non è contro gli imprenditori privati e non è
contro gli investimenti privati. Se un imprenditore vuole investire nelle
strutture del Napoli Basket, per esempio, e ci sono le condizioni, nessuno si
mette di traverso. Questo vale in generale nel mondo dell’imprenditoria.
Si fa business, si parla poco e si fanno i fatti: si propongono idee e
investimenti e, naturalmente, si vuole avere un ritorno. È la normalità. Io però ho sorriso quando ho letto alcune delle ipotesi
che sono state fatte negli ultimi anni. A un certo punto sembrava che lo stadio
potesse essere realizzato praticamente ovunque. Oggi siamo a Quagliano, domani
magari ci spostiamo ancora più avanti e arriviamo dalle parti di Pozzuoli.
Vedremo. A volte ho avuto la sensazione che venissero venduti
sogni ai residenti. Io, da meridionale, mi sono sentito quasi cittadino del
mondo quando ho letto che si parlava di uno stadio a Minneapolis. Guardavo la
città e mi chiedevo dove potesse essere realizzato. Poi, se lo dice il
presidente, vedremo. Qui però stiamo parlando di ambizioni concrete dei tifosi
napoletani. Il tifoso vuole vedere un centro sportivo del Napoli e vuole avere
la possibilità di portare il proprio figlio a provare per il Napoli. Quante
volte mi capita di sentire genitori dire: ‘Mio figlio vuole provare con il
Napoli, vuole andare a giocare lì’. Ma non sempre c’è la possibilità, oppure le
opportunità sono molto limitate. Sarebbe bello avere un centro sportivo con i colori del
Napoli, dieci campi e tutte le giovanili che si allenano nello stesso luogo.
Abbiamo grandi potenzialità. Non dimentichiamo che Napoli e la sua provincia
hanno una popolazione giovane importante e una passione enorme per il calcio.
Quando si parla del Napoli, per molti napoletani si parla quasi di una
questione familiare. Mi è dispiaciuto molto essere diventato, in questi anni,
quasi il colpevole per aver detto no ad alcune proposte. Io però lo facevo con
la consapevolezza che non sempre quelle soluzioni rappresentavano l’interesse
generale. Non potevo fare l’interesse del singolo, anche se quel singolo era un
tifoso e un appassionato del Napoli. Questa cosa mi è dispiaciuta, ma poi, alla
fine, uno fa i conti con quello che ha fatto. I capelli bianchi servono anche a
questo». I 200 milioni per la riqualificazione del Maradona? «Si parla di un investimento importante per il Maradona.
De Laurentiis ha parlato di 200 milioni di euro, definendo questa cifra quasi
una carezza allo stadio. Bisogna però spiegare cosa significa realmente un
investimento del genere. Parliamo di una cifra che, con gli interventi e
le risorse complessive, può arrivare intorno ai 250 milioni. È un investimento
del Comune di Napoli e della Regione Campania per la riqualificazione dello
stadio, nell’ambito di un percorso che coinvolge anche il tema degli Europei
del 2032. Naturalmente ci aspettiamo anche un coinvolgimento del Governo. È un investimento importante soprattutto per la città di
Napoli, perché lo stadio ha bisogno di manutenzione e di interventi
strutturali. Abbiamo cercato in tutti i modi di mantenerlo in condizioni
adeguate, ma stiamo parlando di una struttura costruita nel 1959. È stata
realizzata molto bene dagli ingegneri e dai costruttori dell’epoca, anche perché
siamo in una zona sismica e quindi era necessario progettare una struttura
adeguata. Partiamo quindi da una struttura portante che è ancora
molto solida. Abbiamo anche la fortuna di avere professionisti come il
professor Cosenza e il professor Pepe, che sono esperti di sicurezza sismica. A
loro non si possono raccontare fesserie. Hanno valutato i progetti e la
fattibilità degli interventi e questo rappresenta un ulteriore elemento di
garanzia. Siamo riusciti, insieme alla Regione, a trasferire
risorse importanti per la riqualificazione del Maradona. In passato non c’erano
fondi per intervenire sullo stadio di Napoli e le risorse erano state destinate
soprattutto a Salerno. Adesso stiamo lavorando sul Maradona, ma io confido che
in futuro si possa intervenire anche sugli stadi delle altre province, da
Avellino a Benevento fino a Caserta.
È giusto ragionare sulla riqualificazione complessiva
degli impianti sportivi della Campania. Oggi partiamo da Napoli perché c’è
un’esigenza particolare legata anche agli Europei del 2032 e perché il Maradona
necessita di questi interventi. Poi vedremo. Mi auguro che il Napoli,
attraverso la società e la squadra, possa continuare a regalare gioie alla
città e che possano arrivare altri trofei. Sarebbe il modo migliore per accompagnare
anche questo percorso di crescita delle strutture e dell’intero territorio».
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