A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Ospite dell’ultima puntata di Il Bello del Calcio, trasmissione in onda su Televomero, l’avvocato Mattia Grassani ha analizzato gli sviluppi dell’indagine che coinvolge alcuni tesserati AIA, soffermandosi sui possibili risvolti penali e sportivi. “La giustizia ordinaria ha assunto una posizione chiara sui fatti emersi, contestando reati di particolare gravità. Naturalmente va garantita la presunzione d’innocenza ai soggetti coinvolti, ma la Procura di Milano ha notificato avvisi di garanzia a cinque persone appartenenti al personale AIA, ipotizzando anche violazioni legate alla frode sportiva.
Parliamo di un reato che, dopo l’inasprimento delle pene del 2014, può arrivare fino a nove anni di reclusione in caso di alterazione di una competizione mediante denaro. Se dovesse essere accertato un concorso tra più tesserati AIA, il quadro sarebbe ancora più grave.
Siamo ancora in una fase iniziale per quanto riguarda ciò che conosciamo pubblicamente, anche se l’indagine va avanti da anni. Bisognerà capire provenienza, finalità e poi attendere le conclusioni. Molto dipenderà anche dagli interrogatori di Rocchi e Gervasoni”.
Ad oggi risultano coinvolti club o dirigenti?
“Allo stato attuale no, il mondo del calcio attivo risulta estraneo. Gli indagati sono tesserati AIA.
Se però dovessero emergere richieste o pressioni da parte di dirigenti, le conseguenze sarebbero pesantissime: per i tesserati FIGC si andrebbe incontro a sanzioni e multe, mentre per i club si potrebbe arrivare da penalizzazioni in classifica fino addirittura alla retrocessione”.
Che posizione può assumere Rocchi in questa fase?
“Nel procedimento penale l’indagato non ha alcun obbligo di rispondere subito. Spesso, in casi con contestazioni così gravi, attendere la discovery è una scelta difensiva comprensibile. Presentarsi al primo interrogatorio potrebbe persino essere controproducente.
Diverso il discorso nella giustizia sportiva: lì il tesserato ha doveri collaborativi e il mancato riscontro potrebbe comportare ulteriori rischi”.
Si parla di frode sportiva in concorso: cosa significa?
“È un’ipotesi accusatoria frequente. Il concorso può configurarsi anche con soggetti non ancora identificati. Oggi ci sono cinque tesserati AIA indagati per gli stessi reati, quindi l’ipotesi di concorso esiste.
Va chiarito un punto: un concorso in frode sportiva non richiede necessariamente il coinvolgimento di dirigenti di club”.
Si possono fare paragoni con Calciopoli?
“Io ho partecipato al procedimento del 2006 e, ad oggi, fare parallelismi sarebbe improprio. Quantità e qualità dei soggetti coinvolti sono imparagonabili.
Il numero è molto inferiore, anche se il mondo arbitrale recentemente è stato segnato da episodi molto gravi. Basti pensare al caso che ha riguardato Zappi e all’inibizione di 13 mesi.
Nel 2006 emerse uno spaccato sistemico, qui siamo ancora nel campo delle ipotesi investigative. Il materiale probatorio attuale non consente paragoni con Calciopoli, ma certamente impone grande attenzione”.
È realistico pensare a un commissariamento dell’AIA?
“A mio avviso ci sono i presupposti perché la FIGC possa valutare un commissariamento dell’AIA.
Diverso sarebbe ipotizzare un commissariamento della Federazione: quello è un atto estremamente invasivo, previsto solo in presenza di gravi irregolarità sistemiche, e oggi non ci sono neppure club coinvolti.
Detto questo, ho la sensazione che la Procura di Milano disponga di ulteriori elementi ancora non emersi pubblicamente”.
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