A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
In vista della sfida di Champions League tra Villarreal
e Napoli, Luca Farina, telecronista DAZN, è intervenuto ai
microfoni di Radio Punto Nuovo per analizzare il momento della formazione
spagnola e approfondire alcuni temi legati alla squadra azzurra. «Villarreal? È una squadra sicuramente in
evoluzione, perché il cambiamento che c’è stato quest’estate è stato
importante. È andato via l’allenatore che ha conquistato le ultime due qualificazioni
in Champions League e ha fatto un percorso importante, come Marcelino. È
arrivato un allenatore giovane, formato nella stessa scuola dell’attuale
tecnico del Liverpool: è stato il suo vice a Vigo per tanti anni, poi è
diventato il primo allenatore del Rayo Vallecano e ha fatto un grande percorso,
portando anche una squadra di dimensioni più contenute a giocare una finale
europea, quella di Conference League l’anno scorso. Questo è il primo vero
salto della sua carriera». È una squadra diversa non tanto negli uomini quanto
nell’idea di gioco. Ha problemi in difesa, perché aver incassato gol in tutte
le partite è un elemento da prendere in considerazione, così come i tre gol
subiti all’esordio in Champions. È una squadra che concede, soprattutto quando
viene infilata in velocità. Prima della sosta aveva ottenuto due vittorie
consecutive, poi è arrivata la sconfitta al Bernabéu contro il Real Madrid. Una
battuta d’arresto che, nell’economia di un campionato, può starci. La
prestazione è stata anche di ottimo livello fino al gol subito, poi la squadra
ha un po’ sbandato, ed è qualcosa che si è visto altre volte quest’anno. Il
Villarreal, comunque, sta crescendo: la partita contro il Napoli sarà un esame
significativo per capire quanto le due vittorie precedenti abbiano davvero
rappresentato un cambio di passo». «Ambiente? È una realtà molto sana a
livello societario, con una grande attenzione ai conti. Anche l’anno scorso
avevano speso molto, cambiando tanti uomini, ma al tempo stesso avevano venduto
bene. Negli ultimi anni molte cessioni sono state dirette verso la Premier
League, un campionato ricco, quindi è una società che sa sostenersi molto bene.
L’atmosfera sarà forte e intensa, anche perché si tratta della cinquantesima
partita in Champions League nella storia del club. Si stanno caricando molto
per questo traguardo. È una squadra che ha vissuto grandi notti europee: penso
alla semifinale di Champions di vent’anni fa, quando con Riquelme sfiorò la
finale contro l’Arsenal, e a quella di quattro anni fa, raggiunta eliminando
anche il Bayern Monaco. È un ambiente che non ha bisogno di essere scaldato:
quando si accende, diventa davvero una grande spinta per la squadra». «Rafa Marin? Probabilmente il passaggio più
importante è stato proprio quello della scorsa stagione, con il ritorno in
Spagna. Marín arrivava al Napoli dopo una sola stagione di ottimo livello in
Liga: era un difensore di cui si parlava molto bene, le qualità erano
conosciute, ma il salto di Paese e di campionato lo ha un po’ subito. Questo
primo contatto con la Serie A e con il Napoli potrebbe avergli tolto qualche
certezza. Poi quest’estate si sono create alcune situazioni, con problemi
legati agli inserimenti dei nuovi difensori e con Badiashile che non è riuscito
a integrarsi immediatamente come ci si poteva aspettare. Marín ha saputo
approfittare della situazione e ha trovato un riferimento importante in un
centrale fortissimo come Rrahmani, che sicuramente gli ha dato una grande mano.
Il resto, però, se l’è conquistato lui: è stato molto bravo a farsi trovare
pronto. Penso che l’esperienza al Villarreal gli abbia fatto bene, perché è una
piazza che mette a proprio agio i giocatori. Ci sono diversi esempi di
calciatori che magari in altri contesti non avevano trovato la propria dimensione
e che lì sono riusciti a esprimersi e a rilanciarsi. In un certo senso, anche
la storia di Rafa Marín è questa». «Le difficoltà di Lucca? Non è vero che
Lucca non abbia qualità: lo ha dimostrato all’Udinese, dove ha fatto vedere di
avere talento e caratteristiche importanti. È un po’ anche la storia della sua
carriera, fatta di esplosioni in Serie B, tanto che si parlava già di
prospettive in Nazionale quando giocava ancora in quella categoria. Ha avuto
una carriera molto rapida, con il passaggio in Olanda e la necessità di
ambientarsi in un campionato nel quale ha vissuto alti e bassi. Anche a Udine
non è diventato immediatamente un attaccante da doppia cifra: è un giocatore
che deve costruire i propri numeri. Quando è diventato centrale nel progetto dell’Udinese,
è diventato un riferimento attorno al quale i compagni riuscivano a muoversi
bene. Il trasferimento al Napoli era coerente con il percorso
che aveva fatto, ma si è ritrovato in una realtà diversa da quella che si
aspettava. Ci sono tanti motivi e bisognerebbe vedere da dentro la situazione
per capire quanto pesi ciascun fattore. C’è sicuramente un discorso tattico,
perché Lucca ha caratteristiche molto particolari e bisogna metterlo nelle
migliori condizioni per esprimersi. Le sue qualità sono specifiche e devono
essere valorizzate nel modo giusto. Anche l’aspetto mentale, adesso, può avere
un peso: l’anno scorso si è ritrovato a essere quasi il terzo attaccante e ha
faticato a trovare spazio. Quest’anno la situazione è ancora complicata e può diventare
difficile recuperare fiducia. Penso che sia davvero una somma di fattori. Però
potrebbe essere un giocatore per il quale il clic giusto, magari attraverso un
passaggio in un’altra squadra fatto bene, può fare la differenza».
«Gavi al Napoli a gennaio? Gavi è un
giocatore che è completamente immerso nella cultura calcistica del Barcellona.
Al di là del contesto in cui potrebbe essere inserito, negli ultimi mesi ci
sono state anche voci dalla Premier League: potrebbe rappresentare
un’opportunità per tante squadre. Il legame con il Barcellona è fortissimo, ma
sta trovando poco spazio. È partito titolare nel fine settimana, ma non giocava
dall’inizio dalla prima giornata, a metà agosto. Ha avuto problemi fisici e non
ha trovato quella continuità che ci si poteva aspettare dopo l’esplosione di
due o tre anni fa. È un giocatore che farebbe bene ovunque. Ha un ritmo enorme
e quella cadenza di gioco tipica del Barcellona, con la capacità di muovere
velocemente il pallone. Anche nel nostro calcio potrebbe fare benissimo, perché
porterebbe qualità ma anche quantità, intensità, ritmo e corsa. Quando sta
bene, ha doti fisiche straordinarie. Sarebbe senz’altro un inserimento
fondamentale: potrebbe essere un giocatore pronto a dare un contributo
immediato».
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