A cura di: Redazione
Fonte: Radio Punto Nuovo
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“,
è intervenuto Luciano Chiarugi, ex di Napoli e Fiorentina. «Sono stato estremamente felice a Napoli –
racconta – era una città meravigliosa, un ambiente straordinario. Ricordo
con affetto il presidente Ferlaino, una persona eccezionale, e tutti coloro che
mi fecero sentire subito a casa. Venivo in una grande società e
professionalmente pensavo di poter dare ancora di più, ma resta una grandissima
avventura. Negli ultimi anni ha vinto due scudetti e questo
dimostra che la società ha sempre creduto nella possibilità di arrivare al
vertice. Vincere in Italia è difficilissimo, soprattutto oggi che il calcio è
cambiato e le cifre sono triplicate. Se vuoi stare ad alti livelli devi avere
una società forte alle spalle. Mi viene in mente una sua frase: se
vai a mangiare in un ristorante da 10 euro non puoi pretendere un servizio da
100. È un paragone chiaro: se vuoi vincere, devi investire. Napoli-Fiorentina? Vale tantissimo per
entrambe. La Fiorentina ha bisogno di punti per salvarsi, il Napoli non può
permettersi passi falsi se vuole difendere la zona Champions. È una gara che va
giocata con grande attenzione. Quando vedi il Como a 40 punti capisci che
bisogna stare attenti. Ogni errore può costare carissimo. Champions? Mi è dispiaciuto molto, perché
la squadra aveva fatto una grande prestazione nonostante gli infortuni. Il
calcio però è così, ti riserva sorprese anche nel finale.
Vergara? Sto vedendo un giocatore che mi
sta sorprendendo tantissimo. Non lo conoscevo bene, so che ha fatto Pro
Vercelli e Reggiana, ma sta dimostrando qualità importanti. Quando ho sentito
il nome pensavo fosse straniero. Questa può essere una grande scoperta per una
società che sta lavorando davvero bene. Siamo colpevoli di una certa miopia sui
giovani. Vergara, per esempio, fuo0ri da Napoli non lo conosceva quasi nessuno,
eppure ha qualità evidenti. Preferiamo comprare stranieri strapagandoli invece
di dare tempo ai nostri ragazzi. Bisogna tornare a credere nei settori
giovanili. Le nostre nazionali Under competono ad altissimo livello, ma poi non
riusciamo a inserire questi ragazzi nelle prime squadre. Servirebbe un tetto
agli stranieri e l’obbligo di avere 4 o 5 italiani in rosa. È un dibattito da
aprire, ma è l’unica strada per far crescere davvero il nostro calcio».
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