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DOMENICA 1 FEBBRAIO 2026 - REDAZIONALE

ANTONIO VERGARA, BONAPARTE PRIMA DI DIVENTARE NAPOLEONE


La Rivoluzione francese non lo sceglie: gli lascia spazio


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

C’è sempre una fase della storia – e del calcio – in cui qualcuno entra in scena non perché previsto, ma perché inevitabile.

Antonio Vergara è lì. Il paragone non è con il Napoleone dei manuali, quello dell’Impero e delle aquile, ma con Bonaparte prima che diventasse Napoleone: giovane ufficiale, competente, preparato, ma soprattutto inserito in un sistema che improvvisamente si svuota. La Rivoluzione francese non lo sceglie: gli lascia spazio. Generali assenti, gerarchie crollate, decisioni prese per necessità e lui entra. Nel Napoli di Antonio Conte succede qualcosa di simile. Vergara non è una rivelazione cercata, non è un’intuizione coltivata nel tempo. Vergara è una conseguenza. Se gioca è perché gli infortuni hanno costretto Conte a guardare dove normalmente non guarda. Vale la pena dirlo chiaramente, senza edulcorare: Conte non lo avrebbe schierato così, non ora e non con questa continuità, se il sistema non fosse stato messo sotto stress. Conte è un uomo d’ordine, non di eccezioni, non ama ciò che nasce fuori dallo schema, preferisce il controllo alla sorpresa, la gerarchia alla deviazione. Vergara entra perché il piano si rompe, non perché viene cambiato. Ed è qui che il paragone storico smette di essere decorativo e diventa strutturale. Bonaparte, all’inizio, non domina, non affascina, funziona.

Vergara fa lo stesso: non reclama centralità, non forza giocate, non si agita. Tocca pochi palloni, ma nel tempo giusto. Occupa spazi che sembravano marginali e li rende necessari. Non gioca come uno che deve ringraziare per l’occasione, ma come uno che sa che l’errore sarebbe imperdonabile, perché la sua presenza è già un’eccezione. Qui però il paragone va fermato con onestà. Non sappiamo – oggi – se Vergara potrà mai ripercorrere i fasti di Napoleone con la maglia del Napoli e non solo per una questione di talento o continuità. Napoleone, a differenza del calcio di oggi, era bravissimo a crearsi le occasioni. Forzava il contesto, accelerava gli eventi, trasformava la necessità in scelta. Se non c’era spazio, lo prendeva.

Nel calcio contemporaneo questo è quasi impossibile. Le occasioni non si conquistano: si aspettano. I sistemi sono chiusi, le gerarchie blindate, i percorsi prefabbricati. Chi emerge lo fa spesso solo quando qualcun altro cade. Non per slancio, ma per sostituzione. Vergara non fa eccezione. Gli infortuni però spiegano perché sia entrato, non spiegano perché resti.

Ed è qui che nasce il vero problema per un allenatore come Conte: non tanto il fatto di averlo schierato, ma l’idea di tornare indietro quando rientreranno tutti. Quando un sistema rigido è costretto ad adattarsi a ciò che non aveva previsto, qualcosa si è già spostato.

Napoleone diventa Napoleone solo più tardi, quando il caso smette di essere una scusa e diventa destino. Vergara non era lì nel destino, e forse il calcio di oggi non permette più quel tipo di trasformazione. È però nella fase più interessante: quella in cui la Storia non ha ancora deciso, ma ha già aperto una fessura.

Allora il paragone regge, a patto di dirlo bene: non il Napoleone che impone un ordine nuovo, ma quello che entra perché l’ordine vecchio non tiene più. Vergara non era nel piano. Ora è nel problema. Ed è spesso così, anche in un calcio che lascia sempre meno spazio al caso e al coraggio, che cominciano le cose che restano.

Di Luigi Pezzella