A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Antonio Conte, ex allenatore del Napoli, ha parlato del Mondiale e non solo in un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi raccolti per voi lettori. Inghilterra-Argentina. Che partita sarà? «Davvero incerta, quindi il pronostico è diviso a metà.
L’Inghilterra è molto forte, ha trovato in Anderson un grande equilibratore. E
quando vuole diventare più offensivo, Tuchel arretra Bellingham e inserisce Eze
o Rogers sulla trequarti. L’Argentina è una squadra tosta, quella con il cuore
più grande tra le nazionali del Mondiale. E il gruppo di Scaloni è consolidato:
il ct ha puntato sui fedelissimi di Messi, che mettono la maglia e l’amore per
Leo davanti alle ambizioni personali. Una squadra dallo spessore umano
notevole. Si è creata una sinergia impressionante. E poi quanta garra...». Allarghiamo il discorso. Dopo questo Mondiale, quale
direzione sta prendendo il calcio? «Il calcio è globalizzato. Oggi non ci sono squadre impreparate
tatticamente. Tutti hanno un’organizzazione difensiva di buon livello. In
passato, ad esempio, le nazionali africane avevano giocatori di talento, ma
dietro ti concedevano parecchio a causa di grandi errori e mancanza di
equilibrio. Adesso è difficile giocare contro ogni squadra perché non ci sono
spazi». Tra le altre cose, è stato il Mondiale del blocco basso.
L’ha sorpresa questa soluzione adottata da tante nazionali? «No. E sono contento di averla vista perché ogni squadra,
per esprimersi al massimo, deve aver chiaro il proprio potenziale e capire come
farlo emergere. Il miglioramento tattico generale è notevole. E sia chiaro che
il blocco basso lo fanno tutti, mica solo le formazioni meno forti. Se vuoi
vincere, il blocco basso devi saperlo fare: non c’è proprio discussione. Il
segreto è cambiare atteggiamento nel corso della partita e interpretare bene
ogni momento. Guardi la Norvegia contro l’Inghilterra: per mezz’ora ha lasciato
la palla agli avversari, perfino Haaland diceva ai compagni di stare bassi e di
aspettare. Il portatore inglese non veniva mai pressato, il loro scopo era la
copertura degli spazi e delle linee di passaggio. Poi hanno cambiato e
avrebbero potuto vincere. L’Inghilterra è stata sorpresa e dopo il primo gol ha
rischiato il raddoppio: se Sorloth passa a Haaland, finisce male». Qual è la chiave tattica per creare una squadra vincente? «L’atteggiamento di una squadra ormai è determinato dal
numero di giocatori con cui attacca e con cui viene attaccata. Ecco perché non
ha più senso parlare di moduli o di difesa a tre o a quattro. Si difende sempre
in cinque o sei, perché non si può più concedere la superiorità numerica a un
avversario che viene su con sei elementi. E quando attacchi, devi essere bravo
a proteggerti: bisogna essere pessimisti e fare bene le preventive intuendo lo
sviluppo avversario se perdi palla». Quindi i vecchi moduli non esistono più? «Proprio così, è cambiato tutto. Adesso esistono un sistema
offensivo e un sistema difensivo. Contano i riferimenti: io ad Alisson chiedevo
di seguire il terzino avversario che spingeva. In attacco possiamo giocare
3-2-5 e decidere se tra i tre dietro c’è un terzino oltre ai due centrali o
magari c’è il play che si abbassa. Oppure 2-3-5 e perfino 2-2-6. Ma poi, quando
difendi, di base sei con il 4-4-2 e spesso con il 5-4-1. I vecchi moduli
raccontano un calcio che non c’è più, bisogna ragionare in modo diverso».
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