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MERCOLEDÌ 15 LUGLIO 2026 - INTERVISTE

ANTONIO CONTE SPIEGA IL CALCIO MODERNO: "I VECCHI MODULI NON ESISTONO PIÙ"


"Conta il sistema e non il modulo"


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Antonio Conte, ex allenatore del Napoli, ha parlato del Mondiale e non solo in un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi raccolti per voi lettori.

Inghilterra-Argentina. Che partita sarà?

«Davvero incerta, quindi il pronostico è diviso a metà. L’Inghilterra è molto forte, ha trovato in Anderson un grande equilibratore. E quando vuole diventare più offensivo, Tuchel arretra Bellingham e inserisce Eze o Rogers sulla trequarti. L’Argentina è una squadra tosta, quella con il cuore più grande tra le nazionali del Mondiale. E il gruppo di Scaloni è consolidato: il ct ha puntato sui fedelissimi di Messi, che mettono la maglia e l’amore per Leo davanti alle ambizioni personali. Una squadra dallo spessore umano notevole. Si è creata una sinergia impressionante. E poi quanta garra...».

Allarghiamo il discorso. Dopo questo Mondiale, quale direzione sta prendendo il calcio?

«Il calcio è globalizzato. Oggi non ci sono squadre impreparate tatticamente. Tutti hanno un’organizzazione difensiva di buon livello. In passato, ad esempio, le nazionali africane avevano giocatori di talento, ma dietro ti concedevano parecchio a causa di grandi errori e mancanza di equilibrio. Adesso è difficile giocare contro ogni squadra perché non ci sono spazi».

Tra le altre cose, è stato il Mondiale del blocco basso. L’ha sorpresa questa soluzione adottata da tante nazionali?

«No. E sono contento di averla vista perché ogni squadra, per esprimersi al massimo, deve aver chiaro il proprio potenziale e capire come farlo emergere. Il miglioramento tattico generale è notevole. E sia chiaro che il blocco basso lo fanno tutti, mica solo le formazioni meno forti. Se vuoi vincere, il blocco basso devi saperlo fare: non c’è proprio discussione. Il segreto è cambiare atteggiamento nel corso della partita e interpretare bene ogni momento. Guardi la Norvegia contro l’Inghilterra: per mezz’ora ha lasciato la palla agli avversari, perfino Haaland diceva ai compagni di stare bassi e di aspettare. Il portatore inglese non veniva mai pressato, il loro scopo era la copertura degli spazi e delle linee di passaggio. Poi hanno cambiato e avrebbero potuto vincere. L’Inghilterra è stata sorpresa e dopo il primo gol ha rischiato il raddoppio: se Sorloth passa a Haaland, finisce male».

Qual è la chiave tattica per creare una squadra vincente?

«L’atteggiamento di una squadra ormai è determinato dal numero di giocatori con cui attacca e con cui viene attaccata. Ecco perché non ha più senso parlare di moduli o di difesa a tre o a quattro. Si difende sempre in cinque o sei, perché non si può più concedere la superiorità numerica a un avversario che viene su con sei elementi. E quando attacchi, devi essere bravo a proteggerti: bisogna essere pessimisti e fare bene le preventive intuendo lo sviluppo avversario se perdi palla».

Quindi i vecchi moduli non esistono più?

«Proprio così, è cambiato tutto. Adesso esistono un sistema offensivo e un sistema difensivo. Contano i riferimenti: io ad Alisson chiedevo di seguire il terzino avversario che spingeva. In attacco possiamo giocare 3-2-5 e decidere se tra i tre dietro c’è un terzino oltre ai due centrali o magari c’è il play che si abbassa. Oppure 2-3-5 e perfino 2-2-6. Ma poi, quando difendi, di base sei con il 4-4-2 e spesso con il 5-4-1. I vecchi moduli raccontano un calcio che non c’è più, bisogna ragionare in modo diverso».