A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it
Lunga intervista di Matt Rizzetta al podcast Bloomberg Business of Sports. Il presidente del Napoli Basket e intermediario del fondo americano interessato al Napoli ha parlato della possibile acquisizione del club azzurro. Ci presenta Underdog Global Partners e la vostra missione?"Underdog Global Partners è una società di private equity specializzata in investimenti sportivi. Operiamo attraverso tre divisioni: la gestione diretta di club sportivi, lo sviluppo immobiliare legato a infrastrutture sportive e un'attività di advisory per investitori che vogliono entrare nel settore. La mia storia nasce nel marketing e nei media. Ho fondato North 6 Agency nel 2009, partendo dal seminterrato di casa e costruendo una delle principali agenzie indipendenti degli Stati Uniti. Dopo averla venduta, ho deciso di dedicarmi alla mia grande passione: lo sport. Il sogno era acquistare la squadra della città d'origine dei miei nonni italiani. Così è nato il progetto Campobasso. Con partner come Mark Consuelos e Kelly Ripa abbiamo costruito una vera favola sportiva, portando il club dalle categorie dilettantistiche fino a diventare una realtà competitiva in Serie C. Da quell'esperienza è nato anche il nome Underdog Global Partners. Volevamo raccontare la storia di chi parte da sfavorito e riesce a costruire qualcosa di importante. È un concetto che rappresenta la mia famiglia e il mio percorso personale". Come funziona il modello economico del calcio europeo tra promozioni e retrocessioni?"Le promozioni e retrocessioni rappresentano al tempo stesso una grande opportunità e un grande rischio. Se acquisti un club sottovalutato e riesci a farlo crescere, il valore può aumentare in modo straordinario nel giro di pochi anni. Al contrario, una retrocessione può distruggere gran parte del valore dell'investimento. Per questo è fondamentale comprendere il contesto culturale e la storia del club. Ho visto diversi investitori stranieri fallire perché hanno approcciato il calcio europeo con una mentalità esclusivamente finanziaria. I tifosi vivono questi club come parte della propria identità. Bisogna rispettare la cultura locale e instaurare un rapporto autentico con la comunità". Cosa vi ha convinto a investire nel Napoli Basket?"Il Napoli Basket è stato il nostro investimento più recente e, finora, uno dei più soddisfacenti. In poco tempo siamo arrivati a sfiorare i playoff e stiamo lavorando a una nuova arena che punta a diventare un punto di riferimento europeo. La nostra tesi era semplice: nel calcio investiamo in città più piccole all'interno dello sport principale del continente; nel basket abbiamo scelto una città globale come Napoli in uno sport che sta crescendo rapidamente. I multipli di valutazione erano molto più bassi rispetto al calcio e vedevamo un'opportunità straordinaria. Napoli è una città con una forte identità internazionale, un turismo in continua crescita e un brand riconosciuto in tutto il mondo. Per noi rappresentava la piattaforma ideale per sviluppare il basket europeo". Negli ultimi mesi si è parlato di un vostro interesse per il Napoli. Cosa può dirci?"Non era un obiettivo pianificato fin dall'inizio. Tuttavia, dopo l'acquisizione del Napoli Basket, abbiamo iniziato a immaginare qualcosa di più grande: una piattaforma multisport capace di unire basket, calcio e altre discipline. Napoli è una realtà unica. È una delle poche grandi città europee con una sola squadra di riferimento. Club come Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco dimostrano quanto possa essere potente un modello multisport. Abbiamo iniziato a confrontarci con la famiglia De Laurentiis, verso la quale nutro grande rispetto. Aurelio ha preso il club dopo il fallimento e lo ha trasformato in una presenza stabile ai massimi livelli europei. Da lì sono nate conversazioni sempre più approfondite. Vedremo cosa accadrà". Il Napoli non era ufficialmente in vendita. Pensavate a una partnership o a un'acquisizione?"Le nostre conversazioni sono sempre ruotate attorno al concetto di legacy, di eredità. Io non sono entrato nello sport per realizzare una semplice operazione finanziaria. Quando si guida un club si investono energie, tempo e passione ogni giorno. Comprendo perfettamente il senso di responsabilità che Aurelio De Laurentiis sente nei confronti dei tifosi. Se un giorno il club dovesse cambiare proprietà, sarebbe fondamentale garantire continuità alla tradizione e alla cultura costruite negli ultimi vent'anni, aggiungendo al tempo stesso innovazione e sviluppo internazionale". Quali sarebbero le priorità in caso di acquisizione?"La prima area d'intervento sarebbe l'infrastruttura. Napoli è la terza città italiana e deve avere strutture all'altezza delle grandi capitali europee. Abbiamo già avuto confronti con il Comune e con il sindaco sul tema dello stadio. Crediamo che il Maradona possa diventare uno degli impianti più moderni del continente. Parallelamente investiremmo molto nel settore giovanile e nelle strutture per la crescita dei talenti. Una parte enorme del talento calcistico italiano nasce nel Sud, ma spesso i giovani sono costretti a trasferirsi altrove per svilupparsi. Vorremmo creare le condizioni per trattenerli e valorizzarli sul territorio". Pensate a una ristrutturazione del Maradona o a un nuovo stadio?"La nostra visione è quella di riqualificare il Maradona. L'area circostante offre ampi margini di sviluppo e rappresenta una grande opportunità. Esiste poi tutto il tema del brand Maradona. Ho un ottimo rapporto con Diego Maradona Jr. e ritengo che l'eredità di Diego abbia ancora un potenziale enorme, sia dal punto di vista culturale che commerciale. A Napoli il suo legame con la città è qualcosa di unico. Qualunque progetto infrastrutturale dovrebbe valorizzare e celebrare questa eredità nel modo corretto". Se riusciste a unire Napoli Basket e Napoli calcio, quale sarebbe l'obiettivo finale?"L'obiettivo sarebbe creare una delle piattaforme sportive più importanti al mondo. Abbiamo già il basket, stiamo costruendo una nuova arena e il calcio rappresenterebbe il tassello centrale del progetto. Parliamo di una base globale composta da milioni di tifosi, di investimenti nelle infrastrutture e di una città che sta vivendo una straordinaria crescita internazionale.
Se riuscissimo a realizzare questa visione, credo che nel giro di cinque o dieci anni potremmo trovarci alla guida di una delle organizzazioni sportive più preziose del pianeta. Più del ritorno economico, però, conta il lascito: costruire qualcosa che unisca le persone attraverso lo sport e rappresenti Napoli nel mondo".
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