A cura di: Redazione
Fonte: Radio CRC
Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della
trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto il radiocronista di Radio
CRC Carmine Martino. Queste le sue dichiarazioni: «Per come era messo il Napoli questa stagione, Antonio Conte
è stato in grado di tenere la squadra in una posizione pazzesca. Dovremo fare
un monumento al tecnico del Napoli, qualunque tecnico al posto suo si
troverebbe al decimo posto. Tutti devono capire che questa stagione è stata
influenzata dagli infortuni e dagli errori arbitrali. La Champions è stata
fallimentare e deludente. In campionato il Napoli prima correva insieme
all’Inter, poi ha rallentato. Guardiamo la differenza tra casa e trasferta,
sembra di vedere due campionati diversi. C’è un aspetto che mi ha incuriosito della conferenza stampa
di Antonio Conte quando ha parlato della società che ha operato sul mercato
quasi per prendere le distanze. Lui parlava di Alisson, di Giovane e dei loro
allenamenti. Ha detto che si sono presentati bene e con grande umiltà. Forse,
voleva dire che Lucca e Lang non sono stati così. O, forse, voleva fare i
complimenti a Manna. Non saprei. Intanto, Alisson è un oggetto misterioso. Nel
campionato portoghese non giocava titolare. Discorso simile per Giovane. Lo
sanno anche le pietre che nessuno si muove da Castel Volturno se non lo dice
Antonio Conte poiché lui ha sempre l’ultima parola. Nessuno è perfetto, anche Conte ha i suoi difetti e commette
degli errori. I suoi metodi, però, hanno portato degli scudetti. Ha una storia
di altissimo livello. Forse quest’anno per colpa del suo staff, forse per
altro, è stato influenzato da tantissimi infortuni. Alla Juventus ha vinto tre
scudetti consecutivi. È un allenatore che alla fin fine riesce a ottenere il
massimo dalla sua squadra e dai suoi giocatori Per quello che è il mio punto di vista il suo lavoro è super
vincente. C’è un dato importante che occorre citare: il Napoli è vincente in
casa mentre non va bene fuori casa. Bergamo è l’ultimo scoglio, dopo tutto
dovrebbe essere in discesa anche grazie al fatto che dovrebbero tornare alcuni
infortunati. Rispetto al dato tra casa e trasferta, mi chiedo: perché? È una
questione di personalità anche di quegli elementi che il Napoli non ha potuto
utilizzare? Oppure? Non saprei. Parliamoci chiaro: Napoli in trasferta non è
stato all’altezza della sua fame. Fallimento Champions? Antonio Conte ha vinto la Premier
League, non capisco come si faccia a dire che non sia in grado di vincere la
Champions. Dopo di che, nella sua carriera non ha mai vinto una coppa, ma
questo è un discorso più complesso. In Italia non credo ci sia un allenatore
superiore a Conte. Italiano mi piace tantissimo, infatti pensavo che al Napoli
al posto di Conte arrivasse lui, ma se devo decidere tra i due, io scelgo
sempre Antonio Conte. Al di là se non ci fosse un cataclisma, il Napoli ha tutte
le carte in regola per arrivare tra le prime tre. Se dovessimo riuscirci, il
lavoro di Antonio Conte sarebbe positivo per me. In caso di fallimento, il
discorso è diverso. Io devo dire che questa squadra non ha mai mollato. Nel
periodo in cui Antonio Conte è rimasto fermo ha studiato tantissimo. Ha
studiato nuove formule e nuovi schemi. Infatti, il Conte che abbia visto a
Napoli è diverso rispetto a quello che abbia visto nelle sue esperienze
passate. A mio modo di vedere, ci sono tre handicap che hanno
influenzato questa stagione; il primo è quello legato agli infortuni; il
secondo è quello legate alle sviste o agli errori arbitrali per cui il Napoli è
tra le big che è stata più penalizzata; il terzo è quello legato al mercato fallimentare.
Quindi, gli alibi ci sono, ma proprio per questo questa squadra ha fatto più di
quello che poteva fare. Quindi, ha ragione Antonio Conte.
C’è una scena che mi ha impressionato. Il Napoli arriva allo
Stadio Maradona e prima di scendere in campo i giocatori si spogliano e si
rivestono all’interno dello spogliatoio. Insieme a loro c’è un giovanotto in
borghese vestito con jeans e con la maglia. Quel ragazzo è Scott McTominay, dal
suo volto si intravedeva la sua voglia matta di scendere in campo. Forse, se ci
fosse stato lui, la storia sarebbe stata diversa. Forse, McTominay avrebbe
lasciato il segno in campo».
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