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DOMENICA 19 LUGLIO 2026 - MONDIALI

FINALE MONDIALE ARGENTINA-SPAGNA: LA SFIDA TRA COLONIA E MADREPATRIA


Ora il destino propone l'ultimo atto


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Napolicalcionews.it

Ci sono Mondiali che si giocano sul prato verde e altri che sembrano disputarsi tra le pagine dei libri di storia, perché il calcio, a volte, diventa il linguaggio con cui le nazioni tornano a raccontare il proprio passato.

La vittoria dell'Inghilterra sulla Francia è una di quelle partite che sembrano evocare secoli di rivalità. Questa volta è la madrepatria inglese a imporsi, mentre sull'altra sponda della Manica si prepara una vera e propria rivoluzione. Non ci saranno barricate né ghigliottine, ma tutto lascia pensare che l'era di Didier Deschamps sia giunta al tramonto. Dopo anni di un autentico assolutismo calcistico, il suo regno sembra destinato a concludersi, come spesso accade nella storia di Francia, quando un sovrano cade emerge una nuova figura chiamata a rifondare il Paese. Quel nome porta il volto elegante e carismatico di Zinedine Zidane, l'uomo al quale potrebbe essere affidata la ricostruzione di una nazionale che vuole tornare a dominare il mondo.

Anche l'Argentina continua a dialogare con la propria storia. Ogni successo contro l'Inghilterra assume inevitabilmente un significato che va oltre il calcio. Il pensiero corre alle Malvinas, le Falkland per gli inglesi, e alla guerra del 1982, una ferita ancora impressa nella memoria collettiva argentina. Sarebbe sbagliato confondere sport e conflitti, ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare che il calcio, soprattutto nelle grandi sfide internazionali, riesce spesso a risvegliare simboli, emozioni e ricordi che appartengono all'identità di un popolo.

Ora il destino propone l'ultimo atto: Argentina contro Spagna. Una finale che, osservata con gli occhi della storia, assume un fascino ancora più profondo. L'Argentina, infatti, è figlia della Spagna. Le sue radici affondano nell'immenso impero di Filippo II, quando si diceva che sui domini della Corona spagnola il sole non tramontasse mai, per secoli quelle terre fecero parte del mondo ispanico, condividendone lingua, cultura, religione e istituzioni. È quasi un paradosso della storia: la colonia emancipata che torna ad affrontare la propria antica madrepatria per conquistare il trono del calcio mondiale.

L'Italia? Ancora una volta spettatrice. Una presenza silenziosa, proprio come accadeva prima del Risorgimento, quando la penisola era soltanto un'espressione geografica, divisa tra regni, ducati e dominazioni straniere, incapace di incidere sul destino dell'Europa. Oggi, calcisticamente parlando, la sensazione è sorprendentemente simile, mentre gli altri riscrivono la propria storia, gli azzurri osservano da lontano, chiamati prima di tutto a ricostruire, a ritrovare un'identità e, metaforicamente, a compiere un nuovo processo di unificazione. È proprio questo il fascino dei Mondiali, le partite finiscono, i trofei vengono alzati al cielo e le celebrazioni si spengono. La storia, invece, resta e continua a riaffiorare ogni volta che una nazione scende in campo, ricordandoci che, qualche volta, novanta minuti possono contenere secoli di memoria.

A cura di Luigi Pezzella