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GIOVEDÌ 6 OTTOBRE 2022 - INTERVISTE

DE LAURENTIIS: “LAVORO INTENSO NEL CALCIO COME NELLO SPETTACOLO, LA DIFFERENZA È NELL’IMPREVEDIBILITÀ”


La nostra preoccupazione non è solo sull’aspetto fisico ma anche psicologico dei calciatori


 
     
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A cura di: Maria Villani
Fonte: Napolicalcionews

Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista al Daily Telegraph. Le sue parole raccolte da News Italy 24.

Il mio primo lavoro è nel campo dell’ entertainment. Produzione cinematografica, televisiva, teatro, da 55 anni, poi quando ho cominciato a interessarmi al calcio l’ho sempre considerato come una forma di divertimento. Quando facciamo un film è necessario avere idee e un copione, due anni di lavoro per piacere al pubblico. E la stessa cosa è per lo sport e per il calcio. Hai degli obblighi verso gli spettatori”.

Sul momento e la prima posizione in classifica del Napoli e del Bari
Siamo primi in classifica in Serie A e in Serie B. E sapete perché? Perché lavoriamo nel calcio come se si trattasse di film o fiction. L’unica differenza è che quando scrivi un copione ne conosci la fine, e sai esattamente come far piacere agli spettatori. Nel calcio invece i problemi sono tanti e non sai mai cosa potrà accadere. Nei film non ci sono avversari, l’unica competizione avviene sul mercato. Ma quando la tua squadra gioca contro squadre come Ajax o Liverpool o Bayern o qualsiasi altra squadra giochi a certi livelli, non sai mai cosa potrà accadere. E devi rispettare le decisioni dell’arbitro.

Fortuna? Non credo nella fortuna. Ho prodotto e finanziato 400 film e non ho mai avuto un flop. Non si tratta di fortuna, ma di lavoro duro, di concentrazione, idee e marketing. Devi vendere un prodotto che piaccia al pubblico, nel cinema come nel calcio.

In estate ho parlato coi miei collaboratori sulle decisioni da prendere, su come cambiare la squadra ed acquistare nuovi giocatori. Siamo stati fortunati sul mercato perché abbiamo preso giocatori che abbiamo seguito per anni".

Sull’ultima campagna acquisti estiva

Nelle trattative siamo stati più abili e più veloci dei nostri competitori. Eravamo già stati bravi nell’identificare dei giocatori che adesso sono qui, oltre al tecnico. In estate non ce ne andiamo in tour all’estero, se devo giocare contro squadre importanti, voglio giocare nella zona dei nostri ritiri, in montagna a 1.200 metri di altezza.

Quando alleni per bene la gente, allora i risultati arrivano. Noi ci preoccupiamo anche dell’aspetto psicologico delle persone, non solo di quello fisico.

Quando devi allestire una squadra, devi dosare psicologia e aspetto fisico e devi creare il gruppo perché nessuno vince da solo. Poi ci possono essere giocatori con una personalità più spiccata, altri che sono più timidi, ma questo fa parte della vita”.

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